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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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TERAPIA INTENSIVA  SMART 2003 - Milano 28-30 maggio


Minerva Anestesiologica 2003 April;69(4):237-44

Copyright © 2003 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Targets for resuscitation from shock

Pinsky M. R.

Professor of Critical Care Medicine Department of Critical Care Medicine University of Pittsburgh School of Medicine Pittsburgh, USA


FULL TEXT  


La rianimazione dallo scompenso circolatorio e respiratorio rappresenta un elemento fondamentale del trattamento di emergenza del paziente in fase acuta. È importante sottolineare che nessun tentativo rianimatorio potrà risultare efficace nel promuovere la sopravvivenza del paziente se la causa primaria che ha determinato lo stato di shock non è stata identificata e trattata, indipendentemente dalle manovre di rianimazione. Detto questo, una procedura di rianimazione condotta in modo aggressivo fino al recupero dei normali livelli funzionali di flusso sanguigno e di pressione di perfusione d’organo, durante le prime 6 ore a partire dal manifestarsi dello shock, è in grado di migliorare la prognosi sia nei pazienti traumatizzati che nei pazienti con sepsi. Tuttavia, studi clinici hanno dimostrato che il ripristino del flusso ematico totale a livelli superiori alla norma nei soggetti con shock conclamato presente da più di 6 ore non migliora la loro sopravvivenza. Ciononostante, alcuni obiettivi clinici definiti risultano essere essenziali anche in questi pazienti, al fine di prevenire un ulteriore danno d’organo causato dall’ischemia e dalla risposta infiammatoria ad essa associata. Pertanto, il rapido ripristino di un quadro emodinamico normale per mezzo di procedure convenzionali, inclusi il reintegro di fluidi e l’intervento chirurgico, determina una prognosi a lungo termine migliore rispetto ai tentativi di rianimazione inadeguati o tardivi. Gli obiettivi iniziali manifesti della rianimazione sono rappresentati dal raggiungimento di una pressione arteriosa media superiore a 60 mm Hg, e una gittata cardiaca e un trasporto di ossigeno ai distretti corporei sufficienti a prevenire una ipoperfusione tessutale. L’entità della gittata cardiaca necessaria per raggiungere questo obiettivo è verosimilmente variabile tra i diversi soggetti e, nell’ambito dello stesso soggetto, muta con il passare del tempo. Gli indicatori indiretti del livello di per fusione adeguato, quali la saturazione dell’ossigeno venoso, lo stato psichico, il flusso di urina e le misurazioni locali del flusso ematico tessutale risultano utili nel monitoraggio di questa risposta.

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