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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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TERAPIA INTENSIVA  SMART 2003 - Milano 28-30 maggio


Minerva Anestesiologica 2003 Aprile;69(4):214-22

lingua: Inglese

Treatment of fever in neurosurgical patients

Cormio M., Citerio G., Portella G., Patruno A., Pesenti A.

Department of Anesthesia and Resuscitation S. Gerardo Hospital Monza (MI) University Milano-Bicocca, Milano, Italy


FULL TEXT  


Aumenti della temperatura corporea anche moderati, a breve distanza da un danno cerebrale acuto, possono determinare un marcato peggioramento del danno cerebrale iniziale. Questi effetti possono giustificare un trattamento aggressivo a base di antipiretici nell’unità di terapia intensiva neurochirurgica. Dalla rassegna della letteratura scientifica si osserva che il riscontro di febbre è estremamente comune nell’unità di terapia intensiva neurochirurgica durante la fase acuta dell’emorragia subaracnoidea, dell’ictus e del danno cerebrale traumatico. Inoltre, diversi studi clinici indicano una prognosi neurologica peggiore nei pazienti con febbre rispetto a quelli senza febbre. L’iperpiressia è più frequente nei pazienti con infezione rispetto ai pazienti senza infezione. Le infezioni (principalmente le infezioni dell’apparato respiratorio) vengono abitualmente diagnosticate nella maggior parte dei pazienti che presentano febbre nell’unità di terapia intensiva neurochirurgica. Le indagini di laboratorio sono piuttosto chiare nell’indicare gli effetti avversi della febbre, non solo in termini di esiti funzionali, ma anche in termini di danno istologico e neurochimico. Anche se la febbre può rappresentare un fattore di confusione ai fini della diagnosi (febbre di origine centrale contro febbre di origine infettiva), gli effetti potenzialmente devastanti dell’iperpiressia nei pazienti con patologie cerebrali inducono a procedere con il trattamento in ogni caso. Un tentativo di correggere la febbre pare indicato in tutti i pazienti con danno cerebrale acuto, al fine di conseguire un migliore recupero funzionale e di limitare il più possibile ogni ulteriore danno a livello cerebrale. Vengono analizzati alcuni dei metodi più comuni e innovativi per il controllo della temperatura corporea, impiegati al fine di limitare gli effetti deleteri dell’iperpiressia in seguito a un danno cerebrale acuto. Il mantenimento della normotermia sembra rappresentare un obiettivo terapeutico auspicabile nel trattamento del paziente con danno cerebrale o a rischio di danno tessutale cerebrale. Tuttavia, non è stato ancora determinato con certezza che i benefici offerti dalla terapia antipiretica ne sovrastino i rischi; inoltre, malgrado esista un esplicito razionale di tipo fisiologico in favore del controllo della febbre nel paziente che ha subito un danno cerebrale, non si hanno prove del fatto che questo trattamento ne migliorerà la prognosi.

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