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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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REVIEWS  ANESTESIA


Minerva Anestesiologica 2002 Dicembre;68(12):905-10

lingua: Inglese

Mantenimento dello stato di coscienza durante l’anestesia e consenso informato all’anestesia

Gurman G. M., Weksler N., Schily M.

Divi­sion of Anes­the­sio­lo­gy Ben ­Gurion Uni­ver­sity of the ­Negev Facul­ty of ­Health Sci­enc­es and Soro­ka Med­i­cal Cen­ter, ­Beer She­va, ­Israel


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Il mantenimento dello stato di coscienza durante l’anestesia (AGA) costituisce un ben noto incidente intraoperatorio, che può essere causa di molteplici effetti collaterali, tra i quali una serie di sintomi inquadrabili nella sindrome da stress post-traumatico.
L’incidenza dell’AGA può variare dallo 0,1% allo 0,7%: nella maggior parte delle indagini si pone allo 0,2% di tutte la anestesie generali. Alcuni pazienti, tuttavia, hanno un rischio maggiore di andare incontro a questo incidente. Le situazioni maggiormente a rischio di AGA comprendono il parto cesareo, gli interventi a cuore aperto, l’obesità patologica, i traumatismi maggiori con instabilità emodinamica e l’abuso cronico di droghe, alcol e tabacco. Il tradizionale modulo di consenso informato all’anestesia non riporta l’AGA fra i possibili effetti collaterali indesiderati dell’anestesia generale, né in Israele né in altri Paesi.
In questo lavoro viene sollevato il problema dall’indicazione a discutere dell’AGA, quale parte del consenso informato, con i pazienti significativamente più esposti a tale rischio rispetto alla popolazione generale. L’argomento può essere affrontato dal medico curante o dal chirurgo, ma rientra ovviamente fra i compiti specifici dell’anestesista, in occasione della prima visita precedente l’anestesia e l’intervento chirurgico.
È opinione degli Autori che discutere dell’AGA prima dell’intervento potrebbe ridurre in misura sostanziale l’entità delle conseguenze dell’AGA nei pazienti maggiormente esposti al rischio di questa complicanza anestesiologica.

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