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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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Minerva Anestesiologica 2002 Giugno;68(6):513-22

lingua: Italiano

Chirurgia non cardiaca e cardiopatie congenite. Approccio fisiopatologico

Bonato R., Sorbara C.

Università degli Studi - Padova Dipartimento di Farmacologia e Anestesiologia «Egidio Meneghetti» Sezione di Anestesiologia e Rianimazione


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In questo articolo viene descritto un approccio al paziente con cardiopatia congenita candidato ad intervento di chirurgia non cardiaca. Al fine di facilitare la pianificazione anestesiologica, viene posta particolare enfasi alla fisiopatologia della lesione. Le cardiopatie congenite possono essere suddivise in tre categorie principali: lesioni ostruttive, lesioni con aumento del flusso ematico polmonare e lesioni con diminuzione del flusso ematico polmonare. Modificazioni delle resistenze vascolari sistemiche e/o polmonari causano alterazioni del flusso ematico polmonare e della capacità dei ventricoli di pompare sangue contro un’ostruzione. Gli obiettivi per l’anestesista consistono nel selezionare delle metodiche anestesiologiche che preservino la funzione ventricolare e le resistenze vascolari in maniera da mantenere un adeguato flusso ematico polmonare ed ossigenazione, e da facilitare la gittata cardiaca. Quando si somministra l’anestesia ad un paziente con cardiopatia congenita in corso di chirurgia non cardiaca non è possibile utilizzare una singola, comune metodica; tuttavia può essere sviluppato un approccio razionale e specifico valutando le peculiari esigenze emodinamiche di ogni singolo paziente in relazione alle variabili cardiocircolatorie

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