Home > Riviste > Minerva Anestesiologica > Fascicoli precedenti > Minerva Anestesiologica 2002 May;68(5) > Minerva Anestesiologica 2002 May;68(5):433-42

ULTIMO FASCICOLO
 

ARTICLE TOOLS

Estratti

MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,623


eTOC

 

ANESTHESIA IN PEDIATRICS  SMART 2002 Milano 29-31 maggio 2002FREEfree


Minerva Anestesiologica 2002 May;68(5):433-42

Copyright © 2009 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Tracheostomia in età pediatrica

Fantoni A., Ripamonti D.

Azienda Ospedaliera San Carlo Borromeo - Milano Anestesia e Rianimazione


FULL TEXT  


Viene presentata una casistica di 79 bambini, sottoposti a tracheostomia con tre differenti tecniche, usate in modo successivo su serie ininterrotte di pazienti: la tradizionale chirurgica, la percutanea con dilatazione per mezzo di sonde e la translaringea.
Il paziente pediatrico comincia a presentare nette differenze anatomiche rispetto all’adulto al di sotto dei 10 anni, che si fanno progressivamente crescenti con l’abbassarsi dell’età.
Le cause delle maggiori difficoltà che abitualmente si incontrano in questi pazienti sono rappresentate ovviamente dal calibro più ridotto delle vie aeree centrali e soprattutto dalla scarsa consistenza dell’impalcatura cartilaginea delle vie aeree centrali. Dalla constatazione che anche minime pressioni esterne possono determinare il collasso delle pareti tracheali, è stato introdotto l’impiego sistematico di un broncoscopio rigido per poter offrire un supporto interno alla parete anteriore, con i seguenti vantaggi nelle varie tecniche:
— nella chirurgica ha consentito di ridurre, mediante la superficializzazione della trachea, l’ampiezza del campo operatorio, della finestra tracheale e di conseguenza del trauma locale, nonché delle emorragie e del rischio di lesioni della cupola pleurica, molto frequenti senza broncoscopio;
— nella percutanea, ha reso possibile l’applicazione della tecnica senza incidenti anche in bambini di pochi mesi, in quanto ha eliminato lo schiacciamento tracheale provocato dall’introduzione dell’ago, dei dilatatori e soprattutto della cannula, ed il relativo pericolo di lesione della parete posteriore della trachea. Questa complicanza, sempre incombente nella tecnica originale, che non prevede l’uso del broncoscopio rigido, costituisce il motivo principale che ha indotto a proscrivere la PDT nella fascia di pazienti di età inferiore a 16-18 anni.
— nella translaringea, i vantaggi sono di minore importanza perché sono limitati alla prima fase della procedura, l’introduzione dell’ago e della guida metallica, che risulta più rapida e precisa.
Per quanto riguarda la modalità della dilatazione, essa possiede una elevata sicurezza intrinseca e si attaglia perfettamente all’anatomia del bambino in quanto viene prodotta dall’interno verso l’esterno, con tendenza all’estroflessione della parete tracheale, che deve perfino essere limitata dall’operatore. È singolare che proprio da questa contrapposizione di pressioni, e dal conseguente compattamento dei tessuti peristomici, prendano corpo dei vantaggi, essenziali specie nei bambini più piccoli, che non hanno riscontro in qualsiasi altra tecnica tracheostomica, quali la completa assenza di perdite di sangue, il minimo trauma locale ed un’aderenza perfetta dello stoma alla cannula anche, ed in particolar modo, a livello della parete tracheale.

inizio pagina

Publication History

Per citare questo articolo

Corresponding author e-mail