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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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NEUROLOGIC EMERGENCY  SMART 2002 Milano 29-31 maggio


Minerva Anestesiologica 2002 April;68(4):273-7

lingua: Italiano

Il paziente con ictus: cosa fare e cosa evitare

Della Corte F., Vignazia G. L., Cavaglià M., La Mura F., Pelosi G.

Università degli Studi del Piemonte Orientale «Amedeo Avogadro» Cattedra di Anestesia e Rianimazione Ospedale Maggiore della Carità, Novara, Italy


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In Italia (130.000 nuovi casi per anno) l’ictus ischemico cerebrale è la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, con una prevalenza del 6,5%. La valutazione in urgenza del paziente con episodio ischemico cerebrale acuto richiede l’intervento di diverse figure professionali. In generale, come per ogni altro evento acuto, il controllo delle vie aeree, il supporto della ventilazione e del circolo, quando necessario, sono i presupposti fondamentali per assicurare un efficace trasporto di ossigeno ai tessuti. Un attento esame obiettivo neurologico deve essere completato nel giro di pochi minuti, soprattutto al fine di cogliere i segni clinici discriminanti nei confronti dell’emorragia intracranica spontanea. La Tomografia Assiale Computerizzata (TAC) senza mezzo di contrasto resta il cardine della diagnosi differenziale con gli eventi ictali di natura non ischemica. La terapia in fase acuta prevede la correzione di condizioni di ipovolemia ed ipossia ed il trattamento dell’ipertensione arteriosa, dell’ipoglicemia, dell’ipertensione endocranica, delle convulsioni. Il principale obiettivo è quello di mantenere un’adeguata pressione di perfusione cerebrale, sia aumentando la pressione arteriosa media, attraverso l’espansione volemica e l’utilizzo di farmaci inotropi e/o vasopressori, sia attraverso la riduzione della pressioni intracranica. La terapia trombolitica con attivatore tissutale ricombinante del plasminogeno (r-TPA) per via endovenosa, quando non controindicata, deve essere iniziata, in centri altamente specializzati, non oltre le 3 ore dall’evento ictale. La sua efficacia oltre le 3 ore non è mai stata provata.

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