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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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REVIEWS  TERAPIA IPERBARICA


Minerva Anestesiologica 2001 Dicembre;67(12):875-80

lingua: Italiano

Variazioni emodinamiche e respiratorie osservate negli atleti che effettuano immersioni in apnea ad assetto variabile

Gentile C., La Scala S.

ASL n. 10 Palmi - Regione Calabria Presidio Ospedaliero di Palmi Servizio di Terapia Iperbarica


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Obiettivo. L’obiettivo di questo studio è quello di valutare quali variazioni emodinamiche e respiratorie insorgano nelle immersioni in apnea a profondità elevate.
Metodi. Sono stati reclutati due individui volontari di 59 e 32 anni e di sesso rispettivamente maschile e femminile. Gli Atleti praticavano questa attività sportiva a livello agonistico ed erano molto allenati. Sono state effettuate delle prove sia in camera iperbarica che in acqua a temperatura termoneutrale (35°C) e in acqua fredda (25°C). Gli individui sono stati monitorizzati con rilevamento della pressione arteriosa cruenta mediante incannulamento dell’arteria radiale, inoltre è stato usato un monitoraggio cardiaco ad impedenza (Bomed) collegato ad un computer per calcolare la gittata cardiaca e l’indice cardiaco con metodo incruento ed uno spirometro.
Risultati. I risultati ottenuti hanno messo in evidenza l’insorgenza di notevoli variazioni sia emodinamiche che respiratorie: riduzione della frequenza cardiaca, aritmie, aumento della pressione arteriosa, aumento del lavoro respiratorio, della capacità funzionale residua, aumento del volume ematico intratoracico. La bradicardia e molte aritmie influenzano la gittata cardiaca che tende a diminuire nelle immersioni in acqua fredda. Le variazioni della gittata cardiaca sono causate dalle concomitanti variazioni della frequenza cardiaca, mentre la gittata cardiaca non ha presentato significative variazioni. Durante le immersioni in apnea si verifica una ridistribuzione del sangue dalla periferia verso il torace; ciò può provocare la distensione del cuore con conseguente aritmogenesi. In accordo con queste osservazioni, sono state registrate un maggior numero di aritmie nelle immersioni in acqua fredda.
Conclusioni. Il nostro lavoro risulta limitato a due soli atleti che praticano immersioni in apnea a causa della difficoltà di reperire soggetti che abbiano caratteristiche che li rendano idonei a questo tipo di performance. I risultati da noi ottenuti sono tuttavia in accordo con studi analoghi condotti da altri Autori.

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