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ULTIMO FASCICOLOMINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036

 

Minerva Anestesiologica 2001 Aprile;67(4):238-47

SMART 2001 

 ACUTE RESPIRATORY FAILURE

Pathophysiology of prone positioning in the healthy lung and in ALI/ARDS

Pelosi P. *, Caironi P., Taccone P., Brazzi L.

Università ­degli Stu­di - Mila­no Ospe­dale Mag­giore Pol­i­clin­i­co IRCCS - Mila­no (Ita­ly) Isti­tu­to di Anes­te­sia e Rian­i­maz­i­one Università ­dell’Insubria - ­Varese
* Dipar­ti­men­to di ­Scienze Cli­niche e Bio­lo­giche

La posizione prona è stata inizialmente introdotta nei soggetti sani anestetizzati e paralizzati per specifici motivi chirurgici. Successivamente, è stata utilizzata durante insufficienza respiratoria acuta per migliorare gli scambi gassosi. L’interesse per la posizione prona in corso di ALI/ARDS è progressivamente aumentato, nonostante i meccanismi responsabili del miglioramento respiratorio non siano stati ancora del tutto compresi. Nei soggetti normali, durante anestesia e paralisi, la posizione prona determina una distribuzione più omogenea del gradiente gravitazionale di espansione alveolare, una distribuzione della ventilazione verso le regioni polmonari non declivi ed una inversione della distribuzione gravitazionale della perfusione regionale, ma anche fattori diversi dalla gravità sono implicati in questi processi. Sia nei soggetti sani sia negli obesi, la posizione prona causa, inoltre, un miglioramento dell’ossigenazione e della capacità funzionale residua senza che si modifichi la compliance del sistema respiratorio, del polmone e della parete toracica. Nei pazienti con ALI/ARDS, la posizione prona porta ad un’inversione dell’espansione alveolare e della distribuzione della ventilazione, dovuta all’inversione della pressione idrostatica che grava sul parenchima polmonare, all’inversione del peso del cuore ed alle modificazioni della forma e delle proprietà meccaniche della parete toracica. Pochi dati sono disponibili sulle modificazioni della perfusione regionale polmonare. I possibili meccanismi che contribuiscono al miglioramento dell’ossigenazione in posizione prona nei pazienti ALI/ARDS sono: 1) aumento dei volumi polmonari; 2) redistribuzione della perfusione polmonare; 3) reclutamento degli spazi dorsali con una distribuzione più omogenea della ventilazione e perfusione. Dal punto di vista clinico, la posizione prona sembra essere un trattamento molto promettente per ALI/ARDS anche se il suo uso non è ancora entrato negli standard della pratica clinica. Abbiamo recentemente completato uno studio randomizzato-controllato che ha valutato l’impatto clinico di questa procedura. Nella fase preliminare dello studio condotto in 35 terapie intensive italiane, abbiamo studiato, dal 1996 al 1998, 73 pazienti con una PaO2/FiO2 di 123±42 ed un SAPS (Simplified Acute Physiology Score) di 38±11. Dopo la prima ora di posizione prona il rapporto PaO2/FiO2 è aumentato di più di 20 mmHg (responder) nel 76% dei pazienti, con un incremento medio di 78±53 mmHg. La percentuale di responder è aumentata ad 85% dopo 6 ore di posizione prona. L’incidenza di complicanze dovute alla manovra e di complicazioni gravi e con rischio per la sopravvivenza è stata estremamente rara. La mortalità complessiva alla dimissione dall’ICU è risultata del 51% e la permanenza in ICU è risultata simile nei responder e nei non responder (17,8±11.6 vs 17,8 ±11,4 giorni).

lingua: Inglese


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