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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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Minerva Anestesiologica 2000 November;66(11):811-7

Copyright © 2009 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Italian experience with the cuffed oropharyngeal airway (COPA). A prospective, observational study

Fanelli G., Casati A. , on behalf of the Italian COPA group 

Department of Anesthesiology IRCCS H. San Raffaele University of Milan, Milan, Italy


FULL TEXT  


Obiettivi. La cannula orofaringea cuffiata (COPA) è stata recentemente introdotta nel mercato, tuttavia poco è noto sul suo uso estensivo in Italia. Per tale motivo abbiamo condotto uno studio prospettico, osservazionale per valutare l’uso di questo nuovo presidio extratracheale nella pratica clinica.
Metodi. Gli anestesisti partecipanti a questo studio hanno prospetticamente registrato in un semplice questionario i dati riguardanti le caratteristiche antropometriche, la procedura chirurgica, i farmaci utilizzati per indurre e mantenere l’anestesia e le loro dosi, il tipo di ventilazione utilizzata e l’insorgenza di complicanze perioperatorie. È stato anche registrato il numero di COPA precedentemente posizionate, così come la qualità del controllo delle vie aeree (mediante una scala soggettiva in quattro punti: eccellente, buono, sufficiente ed insufficiente).
Risultati. Sono stati arruolati prospetticamente 210 pazienti (139 donne e 71 maschi). L’anestesia generale è stata indotta con propofol in 204 pazienti (98%), tiopentone sodico in 3 pazienti (1,5%), e midazolam in 1 paziente (0,5%); solo un paziente ha ricevuto miorilassanti (0.5%); 126 pazienti (64%) hanno mantenuto un respiro spontaneo e 71 (36%) sono stati ventilati meccanicamente. Non si sono osservate differenze nell’incidenza di eventi avversi tra pazienti in respiro spontaneo e quelli ventilati meccanicamente. Il numero di COPA precedentemente posizionate non ha influenzato significativamente l’incidenza di eventi avversi o di difficoltà nel posizionamento della COPA stessa. Il posizionamento della COPA è stato difficoltoso in 7 pazienti con normale dentatura (5%) ed in 9 pazienti (39%) portatori di protesi dentale (p=0,003), (Odds Ratio: 5,1; Cl95%: 3.0-8.7). Inoltre i pazienti portatori di protesi hanno anche mostrato una maggiore incidenza di ostruzione delle vie aeree (8% vs 0%; p=0,002). La pressione di perdita è stata maggiore nei pazienti ventilati meccanicamente (17±10 cm H2O) che in quelli in respiro spontaneo (10±8 cm H2O), (p=0,0005), mentre una pressione di perdita superiore a 12 cm H2O è risultata associata ad un aumentato rischio di faringodinia postoperatoria (Odds ratio: 4,3; Cl95%: 2,6-7,1; p=0,002). Il controllo delle vie aeree è stato giudicato eccellente in 61,4% dei casi da anestesisti che avevano precedentemente posizionato più di 50 COPA, rispetto a solo 26,5% quando le COPA precedentemente posizionate erano meno di 50 (p=0,0005).
Conclusioni. La COPA ha garantito un controllo delle vie aeree altrettanto sicuro ed efficace durante ventilazione controllata rispetto a quello osservato in respiro spontaneo. L’esperienza precedentemente acquisita nel posizionare una COPA non sembra avere effetti sulla probabilità di successo e sull’insorgenza di complicanze ma migliora la qualità del controllo delle vie aeree.

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the Italian COPA group

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