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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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ARTICOLI ORIGINALI  RIANIMAZIONE E TERAPIA INTENSIVA


Minerva Anestesiologica 2000 June;66(6):445-60

lingua: Italiano

Tetano (Fisiopatologia e trattamento in terapia intensiva)

Romitti M., Romitti F. *, Banchini E. **

Ospedale Civile * Piacenza Servizio di Anestesia e Rianimazione
*Ospedale Maggiore - Milano Servizio di Anestesia e Rianimazione II
**Ospedale Civile - Parma Servizio di Anestesia e Rianimazione


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Obiettivo. Abbiamo sottolineato l’importanza della malattia tetanica, basandoci sull’incremento del numero di casi notificati negli ultimi anni e sulla comparsa di nuove popolazioni a rischio di infezione.
Abbiamo evidenziato il meccanismo d’azione della tetanospasmina alla luce del quale è possibile valutare il ruolo eziopatogenetico dei farmaci tradizionali e di quelli proposti più recentemente.
Abbiamo analizzato l’andamento di dieci casi di tetano grave giunti alla nostra osservazione.
Metodi. Abbiamo analizzato retrospettivamente dieci pazienti tetanici ricoverati nella nostra Unità di Terapia Intensiva dal 1986 al 1997. La prognosi è risultata correlabile alla classe di gravità della malattia. Le manifestazioni cliniche più frequenti al momento del ricovero sono state il trisma e la disfagia (100% dei pazienti). Nel 70% dei casi la malattia è stata considerata severa al punto da richiedere l’utilizzo di un bloccante neuromuscolare e della ventilazione controllata. Tra le complicanze, quelle polmonari hanno avuto notevole incidenza (90%), seguite da quelle cardiovascolari (80%). Le infezioni respiratorie sono state le più frequenti (9 pazienti). La disfunzione anatomica è stata caratteristica costante nei pazienti con patologia di base severa.
Risultati. La mortalità da noi riscontrata è stata del 30%. Essa è stata maggiore nei pazienti di sesso maschile e nelle età estreme.
Conclusioni. Alla luce dei risultati ottenuti in termini di soppravvivenza e sulla scorta dei più recenti dati di letteratura, abbiamo delineato un protocollo per l’approccio terapeutico del paziente tetanico grave, sottolinenado come l’efficacia della terapia tenda a diventare maggiore quanto più essa da terapia sintomatica si avvicina ad essere interamente eziopatogenetica.

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