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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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REVIEWS  RIANIMAZIONE E TERAPIA INTENSIVA


Minerva Anestesiologica 2000 Aprile;66(4):241-8

lingua: Italiano

Approccio al paziente in stato vegetativo (Parte III: la prognosi)

Latronico N., Alongi S., Facchi E. *, Taricco M. **, Candiani A.

Università degli Studi - Brescia II Servizio di Anestesia e Rianimazione
*Servizio di Recupero e Rieducazione Funzionale Spedali Civili di Brescia
**Unità Operativa di Riabilitazione Azienda Ospedaliera «G. Salvini», Ospedale di Passirana di Rho (MI)


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Definire permanente uno stato vegetativo (SV) è affermarne l’irreversibilità. Nel 1994 una task force multidisciplinare statunitense concludeva che uno SV si può definire permanente dopo 3 mesi da un evento anossico e dopo 1 anno da un trauma cranico.
Le conclusioni non hanno ottenuto un consenso unanime. Il termine permanente è stato infatti utilizzato, in maniera impropria, per definire la mancata ripresa della coscienza oppure della funzione. Nel caso dei traumi cranici inoltre il numero di pazienti che recupera la coscienza dopo 1 anno, inizialmente stimato intorno al 2%, sembra essere del 6-7%. È un fatto questo difficilmente compatibile con la perentorietà del termine permanente, che dovrebbe essere giustificato solo in caso di assoluta certezza dell’evento.
Le indagini strumentali sono importanti nel definire la prognosi. In pazienti in coma profondo dopo un evento anossico, i potenziali evocati somato-sensoriali possono predire un outcome sfavorevole (la morte o lo SV permanente) con il 100% di specificità entro 7 giorni dall’evento.
In pazienti in SV dopo un evento traumatico, la RM encefalo consente di predire i pazienti ad alto rischio di SV permanente entro 6-8 settimane dall’evento.
In conclusione, a tutt’oggi non è possibile predire con certezza i pazienti che hanno irrimediabilmente perso la coscienza dopo un grave evento lesivo cerebrale. Sembra tuttavia possibile predire un rischio elevato di disabilità severa. Se questo dato possa o debba poi essere utilizzato per commisurare l’intensità dell’approccio terapeutico rimane da stabilire, soprattutto in funzione della definizione di «outcome accettabile», un problema certamente non solo medico.

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