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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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CASI CLINICI  


Minerva Anestesiologica 1999 September;65(9):665-73

lingua: Italiano

La cardiomiopatia dilatativa peripartum. Messa a punto e descrizione di un caso clinico

Bolis C., Protti S., Piantanida S., Rona R., Cantoni A., Cuccia E., Rivolta G.

Ospedale Maggiore - Lodi, Servizio di Anestesia, Rianimazione e Terapia Antalgica


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La cardiomiopatia dilatativa peripartum (CMDP), nella donna di razza bianca, è una sindrome rara che insorge nell’ultimo trimestre di gravidanza o nei primi sei mesi del post-partum. L’eziopatogenesi rimane tutt’oggi sconosciuta; numerosi fattori di rischio sono stati individuati e di volta in volta chiamati in causa. La diagnosi è spesso difficile ed è sempre necessario escludere cardiopatie pregresse o altre forme di insufficienza cardiaca che possano manifestarsi in gravidanza. La terapia medica della CMDP è simile a quella delle altre cardiomiopatie; la prognosi invece è migliore di quella della cardiomiopatia dilatativa idiopatica, anche se la sindrome tende a recidivare nelle gravidanze successive.
Gli A., dopo una messa a punto del problema, riferiscono di un caso di CMDP, particolarmente severa, giunto alla loro osservazione, riguardante una donna di 34 anni, di razza bianca, nullipara, con una gravidanza gemellare indotta con Gn-Rh, pregressa anoressia, conseguente amenorrea e sterilità. La concomitante presenza di preeclampsia e di edema polmonare acuto nell’immediato postpartum hanno reso difficile la diagnosi di CMDP, documentata da ripetuti controlli ecocardiografici. La ventilazione artificiale ed un complesso trattamento farmacologico con la guida del cateterismo destro, hanno determinato una positiva risoluzione del quadro clinico ed a sei mesi dall’episodio acuto la paziente è stata considerata guarita.

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