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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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CASI CLINICI  


Minerva Anestesiologica 1999 Luglio-Agosto;65(7-8):549-53

lingua: Italiano

Ipertrofia della tonsilla linguale e difficoltà nel controllo della via aerea. Caso clinico

Salvi L. Juliano G., Zucchetti M., Sisillo E.

IRCCS Centro Cardiologico, «Fondazione Monzino» - Milano, Servizio di Anestesia e Terapia Intensiva


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Un paziente sofferente di angina da sforzo venne proposto per intervento di bypass coronarico.
La visita preoperatoria non mostrò anomalie eccetto l’orofaringe classificata come classe 2 sec. Mallam-pati. Dopo l’induzione anestetica, ottenuta con fentanil 10 µg/kg, tiopentone 5 mg/kg e miorisoluzione con succinilcolina, il paziente fu ventilato con maschera facciale in preparazione all’intubazione tracheale.
Alla laringoscopia si evidenziò una voluminosa massa alla base destra della lingua che nascondeva l’epiglottide e tutto l’apparato vocale (classe 4 sec. Cormack); un primo tentativo di intubazione provocò un copioso sanguinamento.
La ripresa della ventilazione con la maschera facciale divenne sempre meno efficace per cui l’anestesista responsabile del blocco operatorio, considerata la difficoltà al controllo della via aerea, posizionò una maschera laringea n.4 che permise una sufficiente ventilazione ed ossigenazione del paziente.
Si procedette quindi a due ulteriori azzardati tentativi di intubazione mentre la ventilazione con maschera laringea diventò estremamente difficoltosa.
La perdita del controllo delle vie aeree costrinse a ripristinare la respirazione spontanea, a risvegliare il paziente ed ad annullare l’intervento.
Ad un successivo esame bioptico eseguito dall’otorino, la massa venne diagnosticata come tonsilla linguale ipertrofica; non fu ritenuta pertanto necessaria l’exeresi per cui il paziente venne riproposto per l’intervento cardiochirurgico.
In anestesia topica e leggera sedazione, mantenendo il respiro spontaneo, si procedette con successo alla intubazione per via nasotracheale sulla guida del fibroscopio (Olympus mod. BF P 10). Il paziente fu regolarmente estubato, non presentò alcuna complicanza faringolaringea e venne dimesso in sesta giornata.
Il nostro comportamento ha seguito parzialmente le linee guida suggerite dalla letteratura: alla prima evidenza di un’alterazione anatomica inaspettata è stato immediatamente richiesto l’aiuto di un collega; la progressiva difficoltà al mantenimento della pervietà delle vie aeree ha portato al posizionamento di LMA che, temporaneamente, ha permesso una efficace ventilazione. L’evidenza laringoscopica di classe 4 sec. Cormack avrebbe suggerito di ripristinare il respiro spontaneo senza tentativi di intubazione e di differire l’intervento per programmare una tecnica di intubazione alternativa.
Infatti questa situazione (Cormack 4) richiede l’intubazione in respiro spontaneo o con la metodica retrograda o con l’ausilio del fibroscopio. Con questa seconda tecnica il paziente è stato intubato con successo dopo l’accertamento diagnostico della natura benigna della massa.

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