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MINERVA ANESTESIOLOGICA

Rivista di Anestesia, Rianimazione, Terapia Antalgica e Terapia Intensiva


Official Journal of the Italian Society of Anesthesiology, Analgesia, Resuscitation and Intensive Care
Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 2,036


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CASI CLINICI  


Minerva Anestesiologica 1998 Settembre;64(9):415-8

lingua: Italiano

IAC mCPR. Descrizione di un caso clinico

Villa G. F., Colombo S., Cabrini L., Scandroglio A. M., Torri G.

Università degli Studi - Milano, Cattedra di Anestesia e Rianimazione, Ospedale San Raffaele - Milano, Istituto di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico, Servizio di Anestesia e Rianimazione


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Tra le tecniche proposte per integrare la rianimazione cardiopolmonare standard (CPR), la CPR meccanica e la compressione addominale interposta (IAC) sono risultate particolarmente interessanti per la semplicità di applicazione ed i risultati significativi ottenuti.
Gli Autori presentano un caso clinico in cui un paziente con grave miocardite virale è stato sottoposto, dopo arresto cardiaco, a trattamento rianimatorio prolungato con CPR meccanica (mCPR) mediante Thumper associata successivamente a IAC (compressione addominale interposta).
Nonostante il paziente sia deceduto otto ore dopo l’arresto cardiocircolatorio, l’utilizzo di questa metodica rianimatoria ha permesso un miglioramento dell’efficacia della rianimazione cardiopolmonare ed il mantenimento delle funzioni vitali con ottimi parametri emodinamici per un tempo sufficiente (80 minuti) a garantire il successivo posizionamento del paziente in CEC ed il suo trasferimento in sala operatoria cardiochirurgica per l’inizio dell’assistenza ventricolare. I dati emodinamici ed emogasanalitici ottenuti durante il periodo rianimatorio e l’assenza di lesioni miocardiche evidenziate al riscontro autoptico indicano la validità di questa metodica se confrontata con la CPR standard. Le rare controindicazioni all’utilizzo di entrambe le tecniche permettono il loro uso in associazione in quasi tutti i casi di arresto cardiaco improvviso, sommando i benefici offerti da ognuno delle due procedure, in particolare nelle rianimazioni prolungate.

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