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Medicina dello Sport 2016 Settembre;69(3):362-87

 AREA MEDICA

La prognosi del pattern di Wolff‑Parkinson‑White nei giovani sportivi. Uno studio prospettico osservazionale

Fabio FAIOLA 1, 2, Giovanni VINETTI 3, Jacopo BERNIERI 1, 3, Flavia BRUTTINI 1, 4, Antonella COTUGNO 1, 2, Ugo LUCIANI 1, 2, Arsenio VEICSTEINAS 1, 2, 5, Gaetano BIANCHI 1, 2, Maurizio CASASCO 1, 2

1 Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI), Rome, Italy; 2 Panathleticon, Brescia, Italy; 3 Sports Medicine School, Università degli studi di Brescia, Brescia, Italy; 4 Sports Medicine Institute, Milan, Italy; 5 Università degli Studi di Milano, Milan, Italy

OBIETTIVO: Il pattern elettrocardiografico tipo WPW rappresenta una delle più frequenti condizioni potenzialmente aritmogene in ambito medico sportivo. L’obiettivo di questo studio è stato di valutarne la prevalenza in una popolazione sportiva non selezionata, l’aspetto clinico (sintomatico‑asintomatico), elettrocardiografico (tipo A‑B-AB secondo la classificazione di Rosembaun) e se di pattern continuo (WPWc) o intermittente (WPWi), il rischio aritmico in relazione allo studio elettrofisiologico (SEF), l’evoluzione nel tempo (follow‑up) sia dei soggetti sottoposti ad ablazione delle vie anomale sia di quelli non ablati per basso rischio aritmico.
METODI: Studio prospettico osservazionale che ha coinvolto 66.789 atleti.
RISULTATI: La prevalenza del WPW è stata di 72 soggetti (1,085 del totale), tutti praticanti specialità ad alto impegno cardiovascolare. Il 26,8% apparivano all’anamnesi soggettivamente sintomatici (20,0% dei casi di WPWc, 28,2% dei casi di WPWi). Il SEF, eseguito nell’ 87,5% dei casi (95% dei WPWc - 83.3% dei WPWi) ha mostrato un alto rischio aritmico nel 34,7% dei casi (26.3% WPWc e 40.0% WPWi). L’ablazione delle vie anomale è stata praticata nel 78,9% dei soggetti in cui era stato praticato il SEF (WPWc 71,4% - WPWi 83,3%). Il follw‑up ha avuto una durata media di 7,3 anni (minimo 1 anno, massimo 19 anni). Nel corso degli anni di osservazione 5 hanno presentato sintomi riferibili ad aritmia e in 10 si è ripetuto il SEF in parte per ablazione inefficace ed in parte per aritmie rilevate soggettivamente che ai controlli strumentali annualmente praticati.
CONCLUSIONI: Nella presente indagine, la prevalenza del WPW si è confermata sovrapponibile a quella della letteratura: da segnalare la netta prevalenza dei casi di WPWi rispetto al WPWc. I soggetti sintomatici all’anamnesi rappresentano solo il 26,8%, mentre in letteratura la percentuale di soggetti sintomatici è nettamente superiore. L’esame elettrofisiologico è l’unico esame che può stabilire in modo soddisfacente il rischio aritmico. Nella presente casistica è da segnalare in modo particolare la prevalenza di soggetti ad alto rischio aritmico, e quindi sottoposti ad ablazione, tra i WPWi rispetto ai WPWc, in contrasto con quanto riferito in letteratura, ossia ossia il minor rischio aritmico per i soggetti con WPWi. L’ablazione rappresenta una procedura in grado di correggere l’anomalia elettrofisiologica e permettere così, quando efficace, la ripresa dell’attività sportiva in sicurezza. Per i non ablati è necessario negli anni eseguire controlli seriati clinico‑strumentali (Holter ECG, test ergometrico massimale) e, quando ritenuto indispensabile, ripetere il SEF in quanto, anche se in un numero limitato di atleti, si è osservato nel tempo un aumentato rischio aritmico.

lingua: Italiano, Inglese


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