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MEDICINA DELLO SPORT

Rivista di Medicina dello Sport


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CASI CLINICI  


Medicina dello Sport 2013 Giugno;66(2):277-84

lingua: Italiano, Inglese

Asportazione artroscopica dell’os trigonum: note di tecnica chirurgica e case report

Morelli F., Serlorenzi P., Ferretti A.

Unit of Orthopedics and Traumatology, Sant’Andrea Hospital, Second Faculty of Medicine and Surgery, La Sapienza University, Rome, Italy


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Questo articolo descrive il trattamento di una sintomatologia dolorosa della regione posteriore della caviglia provocata dalla presenza di un os trigonum ipertrofico, condizione particolarmente frequente in soggetti che svolgono attività sportive in cui è richiesta una flessione plantare forzata della caviglia, come il calcio, la danza e la corsa. Riportiamo, inoltre, il caso di un paziente di 21 anni, calciatore a livello dilettantistico, il quale lamentava una sintomatologia algica a carico della regione posteriore della caviglia. Gli accertamenti strumentali evidenziavano la presenza di un voluminoso os trigonum a destra che, in considerazione del quadro clinico, dei reperti delle indagini diagnostiche e del fallimento dei pregressi trattamenti conservativi, è stato asportato chirurgicamente per via artroscopica posteriore. I portali artroscopici utilizzati sono stati quelli standard per l’artroscopia della regione posteriore della caviglia (postero-mediale e postero-laterale) utilizzando un artroscopio standard da 4,5 mm. Dopo due settimane è stata consentita la deambulazione senza l’ausilio dei bastoni canadesi e il paziente ha iniziato la fisiochinesiterapia. Dopo quattro settimane è stata introdotta la corsa e dopo ulteriori due settimane gli allenamenti sport-specifici (calcio), con un ritorno all’attività sportiva completa a otto settimane postoperatorie. All’ultimo follow-up eseguito 24 mesi dopo l’intervento il paziente riferiva la completa assenza di sintomatogia algica e di sensazione di deficit articolare a carico del piede destro. L’asportazione per via artroscopica dell’os trigonum è un’opzione terapeutica valida in caso di fallimento del trattamento conservativo, gravata da un minor tasso di complicanze intra- e postoperatorie e un più rapido recupero funzionale rispetto a quella a cielo aperto.

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