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MEDICINA DELLO SPORT

Rivista di Medicina dello Sport


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Medicina dello Sport 2011 December;64(4):367-77

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lingua: Italiano, Inglese

Genotipo dell’enzima di conversione dell’angiotensina e lunghezza dell’intervallo di riposo tra serie nell’allenamento della resi-stenza: uno studio pilota

Machado M. 1, 2, Pereira R. 3, Da Silva D. P. 1, Zovico V. C. 1, Cardoso B. S. 1, Curty V. M. 1, Finotti Machado R. J. 1, Hackney A. C. 4

1 Laboratory of Physiology and Biokinetic, Faculty of Biological Sciences and Health, UNIG Campus V at Itaperuna, Brazil 2 Laboratory of Human Movements Studies, Universitary Foundation of Itaperuna (Funita), Itaperuna, RJ, Brazil 3 Department of Biological Sciences, Sudoeste da Bahia State University 4 Applied Physiology Laboratory, University of North Carolina at Chapel Hill, NC, USA


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Obiettivo. Obiettivo del presente lavoro è stato l’esame della correlazione tra il genotipo ACE e la lunghezza degli intervalli di riposo tra sessioni di attività di allenamento di resistenza e sull’efficienza dell’allenamento.
Metodi. Sono stati reclutati 27 soggetti, distinti secondo la frequenza degli alleli del gene ACE (DD, ID o II) e la loro efficienza (performance, definita come volume di attività completato per una sessione di allenamento di resistenza consistente in 4 fasi all’85% del test della panca [BP], di esercizio dorsale [LP], di distensione di spalla [SP], contrazione del tricipite [TP], di rotazione del bicipite [BC]) con 1 minuto di riposo tra le fasi e 3 minuti tra gli esercizi.
Risultati. I soggetti che possedevano almeno un allele D (DD e ID) hanno una forza maggiore (P<0,05) rispetto agli omozigoti II in LP, TP e BC. Gli omozigoti II hanno eseguito meno ripetizioni rispetto ai DD e ID nelle sessioni di allenamento con 3 minuti di intervallo; lo stesso risultato si è osservato per il volume di attività completato. Non ci sono differenze, invece, tra i diversi polimorfismi ACE quando le sessioni sono separate con un minuto di intervallo. Conclusioni. L’esito fondamentale risulta nel fatto che gli omozigoti II presentano una efficienza minore rispetto ai portatori di allele D, omo- ed eterozigoti quando vi siano periodi più lunghi di riposo tra le sessioni di allenamento. Ciò potrebbe influenzare la scelta dell’utilizzo dell’esercizio di resistenza, poiché la genetica influenza l’adattamento allo stesso esercizio.

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