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Medicina dello Sport 2010 June;63(2):277-84

lingua: Italiano

Stress ossidativo e prestazione sportiva

Di Mauro D. 1,3, Pagano F. 1,3, Bonaiuto M. 1,3, Speciale F. 1,2, Magaudda L. 1,3, Trimarchi F. 1,3

1 Dipartimento di Biomorfologia e Biotecnologie- Università di Messina, Messina, Italia
2 Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport - Università di Messina, Messina, Italia
3 Corso di Laurea in Scienze Motorie e Sportive - Università di Messina, Messina, Italia


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Le strutture cellulari degli esseri viventi subiscono il continuo attacco delle specie reattive dell’ossigeno (ROS), un gruppo di molecole o atomi con una condizione chimica particolarmente instabile che tende a modificarsi attraverso reazioni di ossidazione e riduzione con altre biomolecole. Tali reazioni sono purtroppo dannose per le strutture cellulari di organi e tessuti. In risposta a questo fenomeno, gli organismi viventi possiedono un sistema di difesa, costituito da sostanze antiossidanti enzimatiche e non enzimatiche, capace di contrastare l’azione dei radicali liberi e di evitare che si instauri la condizione definita “stress ossidativo”. Gli atleti, più di altri, sono soggetti in continuazione all’attacco dei radicali liberi. L’attività sportiva, infatti, ne accresce la produzione secondo diverse modalità provocando uno sbilanciamento tra produzione di ROS e antiossidanti. E’ stato, tuttavia, evidenziato il fatto che l’incremento dello stress ossidativo, proporzionale all’esercizio, è attenuato dall’allenamento che provoca una sorta di adattamento caratterizzato da un aumento della disponibilità dei sistemi di opposizione e di riparo del danno. Le diverse tipologie di attività sportiva (di potenza, di endurance, a impegno aerobico-anaerobico alternato) influenzano in maniera differente i marker di stress ossidativo. Non è ancora ben chiaro se la supplementazione esogena, anche combinata, con sostanze antiossidanti (vitamine A, C, E) sia in grado di migliorare i livelli prestativi degli atleti ma è sicuro che la valutazione dei livelli di stress ossidativo, consente di comprendere se è necessario modificare regime di allenamento, stile di vita e di alimentazione degli sportivi.Le strutture cellulari degli esseri viventi subiscono il continuo attacco delle specie reattive dell’ossigeno (ROS), un gruppo di molecole o atomi con una condizione chimica particolarmente instabile che tende a modificarsi attraverso reazioni di ossidazione e riduzione con altre biomolecole. Tali reazioni sono purtroppo dannose per le strutture cellulari di organi e tessuti. In risposta a questo fenomeno, gli organismi viventi possiedono un sistema di difesa, costituito da sostanze antiossidanti enzimatiche e non enzimatiche, capace di contrastare l’azione dei radicali liberi e di evitare che si instauri la condizione definita “stress ossidativo”. Gli atleti, più di altri, sono soggetti in continuazione all’attacco dei radicali liberi. L’attività sportiva, infatti, ne accresce la produzione secondo diverse modalità provocando uno sbilanciamento tra produzione di ROS e antiossidanti. E’ stato, tuttavia, evidenziato il fatto che l’incremento dello stress ossidativo, proporzionale all’esercizio, è attenuato dall’allenamento che provoca una sorta di adattamento caratterizzato da un aumento della disponibilità dei sistemi di opposizione e di riparo del danno. Le diverse tipologie di attività sportiva (di potenza, di endurance, a impegno aerobico-anaerobico alternato) influenzano in maniera differente i marker di stress ossidativo. Non è ancora ben chiaro se la supplementazione esogena, anche combinata, con sostanze antiossidanti (vitamine A, C, E) sia in grado di migliorare i livelli prestativi degli atleti ma è sicuro che la valutazione dei livelli di stress ossidativo, consente di comprendere se è necessario modificare regime di allenamento, stile di vita e di alimentazione degli sportivi.

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