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MEDICINA DELLO SPORT

Rivista di Medicina dello Sport


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AREA ORTOPEDICA  


Medicina dello Sport 2009 Marzo;62(1):97-106

lingua: Inglese, Italiano

Studio preliminare dell’effetto delle vibrazioni ad alta intensità e bassa frequenza applicate sull’intero corpo in donne affette da osteoporosi e fisicamente attive

Foti C. 1, Annino G. 2, D’Ottavio S. 2, Sensi F. 2, Tsarpela O. 2, Masala S. 3, Magni E. 1, Tranquilli C. 2,4, Francavilla C. 5, Bosco C. 2

1 University of Rome Tor Vergata, Physical and Rehabilitation Medicine, Department of Public Health, Italy
2 University of Rome Tor Vergata, School of Sport and Exercise Science, Italy
3 University of Rome Tor Vergata, Radiology, Department of Public Health, Italy
4 Sport Medicine Institute of Italian National Olympic Committee, Italy
5 University of Palermo, Italy


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Obiettivo. Al giorno d’oggi l’osteoporosi interessa una vasta popolazione. Studi recenti, condotti sia su animali che su esseri umani, hanno dimostrato che stimoli meccanici ad alta intensità e bassa frequenza, producono effetti anabolici sul tessuto osseo aumentandone sia la resistenza alla trazione sia la densità. Scopo di questo studio è verificare gli effetti dello stimolo vibratorio applicato all’intero corpo (Whole Body Vibration, WBV) sul tessuto osseo in donne osteoporotiche fisicamente attive sottoposte ad uno stimolo vibratorio su una piattaforma vibrante a bassa frequenza e ad alta accelerazione.
Metodi. Ventisei donne affette da osteoporosi, sottoposte ad un regime di allenamento a basso impatto, hanno partecipato volontariamente a questo studio. I soggetti sono stati suddivisi in modo casuale in due gruppi: gruppo sperimentale (E) e gruppo di controllo (C). Tutti i soggetti del campione non seguivano nessuna terapia farmacologia. Sono stati calcolati il T-score e l’Ultrasound Bone Profile Index (UPBI) mediante la Amplitude-Dependent Speed of Sound (AD-SoS) misurata con l’Ultrasonografia Quantitativa (QUS).
Risultati. Tredici donne osteoporotiche del gruppo sperimentale, sottoposte al trattamento vibratorio con uno stimolo meccanico a bassa frequenza (30 Hz) e ad alta accelerazione (3 g), per 4 mesi, tre volte a settimana, hanno migliorato il parametro della Amplitude-Dependent Speed of Sound (AD-SoS) QUS da 1878,67±79,45 a 1971,17±78,69 m/s (P<0,002). Il T-score del gruppo sperimentale ha mostrato una inversione di tendenza passando dal -3,50±1,13 a -2,18±1,12 (P<0,002) e l’Ultrasound Bone Profile Index (UPBI) è aumentato da 0,34±0,11 a 0,47±0,21 (P<0,01). Nel gruppo di controllo (esercitazioni a basso impatto) nessuno dei parametri considerati ha mostrato cambiamenti significativi durante lo stesso periodo di tempo.
Conclusioni. Considerando la buona tolleranza allo stimolo vibratorio e la sua somiglianza ad alcuni stimoli ambientali (che contribuiscono all’incremento nell’uomo della resistenza alla trazione, della massa e della densità ossea) riteniamo che lo stimolo vibratorio stesso possa rappresentare non solo un approccio preventivo ma anche una terapia contro l’osteoporosi. A tal fine, è necessario condurre ulteriori studi effettuati su vasta scala per verificare l’efficacia del trattamento vibratorio, associato ad un regime sistematico di attività fisica, nella prevenzione delle fratture ossee nella popolazione anziana.

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