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MEDICINA DELLO SPORT

Rivista di Medicina dello Sport


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AREA FISIOLOGICA  


Medicina dello Sport 2007 Giugno;60(2):133-43

lingua: Italiano

Validazione di una nuova metodica per la valutazione della potenza esplosiva dei muscoli estensori degli arti inferiori: differenza tra un test di salto verticale (jump test) ed un test di spinta alla pressa orizzontale (push test)

Faina M. 1, 2, Mirri G. 1, Galvani C. 2, Besi M. 1, Gianfelici A. 1

1 Istituto di Medicina e Scienza dello Sport, CONI Servizi, Roma Italia
2 Università Cattolica del Sacro Cuore, Corso di Laurea in Scienze Motorie, Milano, Italia


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La potenza esplosiva dei muscoli estensori degli arti inferiori è un fattore predisponente la prestazione in molte discipline sportive. Tra i test proposti per la sua valutazione il più noto di tutti è il Jump Test, considerato in letteratura come gold standard per validità e riproducibilità. Il Jump Test, peraltro, è un movimento complesso che presenta problemi di ripetibilità; esso, inoltre, può causare sovraccarichi per la colonna vertebrale. Un test di spinta alla pressa orizzontale (leg press) appare, di contro, come movimento di più facile esecuzione, con minori problemi di ripetibilità e con minore sovraccarico per la colonna vertebrale. L’utilizzo del Push Test è già riportato in studi precedenti ma, per quanto di nostra conoscenza, non risultano informazioni disponibili in merito alla correlazione tra questi due test. Scopo di questo studio è stato pertanto quello di verificare la correlazione tra il Push Test ed il Jump Test al fine di validare il Push Test come metodica per la misura della potenza esplosiva della muscolatura estensoria degli arti inferiori e di identificare il carico ottimale per ottenere con questa metodica la massima potenza meccanica. 16 soggetti maschi fisicamente attivi sono stati sottoposti in modo randomizzato a due differenti sessioni, una di Push Test ed una di Jump Test. Per entrambe le metodiche è stata considerata solo la misura della potenza muscolare espressa senza contromovimento. Il Push Test è stato eseguito su una pressa orizzontale (Tecnhogym, Italia) con il soggetto seduto con gli angoli del ginocchio e dell’anca posizionati a 90°. Al soggetto è stato chiesto di spingere con la massima potenza con entrambe gli arti inferiori mentre il carrello era libero di muoversi all’indietro su due binari. Sono state eseguite differenti prove con carichi progressivi pari al 100-120-140-160-180-200% del peso corporeo. Per ogni carico sono state effettuate tre ripetizioni. Il Jump Test è stato effettuato a partire da una posizione di semisquat con angolo del ginocchio a 90°. Sono state eseguite differenti prove sia a carico naturale (peso corporeo), che con sovraccarichi progressivi pari al 10-20-30-40-50% del peso corporeo, utilizzando un bilanciere. Per ogni carico sono state effettuate tre ripetizioni. Per entrambe le metodiche la misura dei parametri è avvenuta mediante utilizzo di un encoder (ErgoPace - Italia) fissato al terreno (Jump Test) o allo stativo della pressa (Push Test). La misura dello spostamento traslatorio del carico è stata porcessata tramite software dedicato al fine di ottenere i dati di forza, velocità e potenza. I valori di potenza ottenuti per ogni carico sono stati interpolati al fine di ottenere, per entrambe le medodiche e per ciascun soggetto, i picchi di potenza e l’entità dei carichi espressi in % del peso corporeo, ad essi corrispondenti. Successivamente i valori di forza, velocità e potenza ottenuti per il carico corrispondente al picco di potenza sono stati utilizzati per la comparazione delle due metodiche. I risultati ottenuti hanno mostrato una correlazione statisticamente significativa tra le due metodiche per quanto riguarda la forza e la potenza (r=0,723 p<0,001; r=0,486 p<0,05; rispettivamente), mentre per la velocità è risultato un coefficiente r di correlazione positivo anche se non statisticamente significativo (r=0,297 p=0,264). Peraltro le misure ottenute con le due metodiche per tutti i parametri, comparate mediante t-test, sono risultate differenti in modo significativo, risultando più elevata la forza nel Push Test, mentre la potenza e la velocità sono risultate più elevate nel Jump Test. Il picco di potenza è stato ottenuto con un sovraccarico pari al 78% in più del peso corporeo nel Push Test e con un sovraccarico pari al 7% in più del peso corporeo nel Jump Test. I risultati di questo studio documentano la validità del Push Test per la misura della potenza esplosiva della muscolatura estensoria degli arti inferiori. Per questa ragione questo test può essere usato per una comparazione tra soggetti e per il monitoraggio longitudinale dell’allenamento. Esso inoltre presenta alcuni vantaggi: maggior facilità di esecuzione, minore intervento delle capacità coordinative, migliore standardizzazione della metodica e minori sovraccarichi per la colonna. Peraltro i diversi valori di potenza espressa dal soggetto ed i diversi carichi con i quali viene raggiunto il picco di potenza indicano come due metodiche apparentemente simili ed utilizzate per gli stessi obiettivi appaiono in realtà diverse nell’esecuzione motoria. Se da un lato, infatti, i maggiori carichi del Push Test sono in parte riconducibili alla presenza della camme che facilita l’applicazione di forza nella fase iniziale del movimento, i più elevati valori prestativi ottenuti nel Jump Test (maggiore potenza), riconducibili all’intervento di gruppi muscolari accessori, in particolare gli erettori della colonna ed i glutei, suggereriscono una maggiore specificità del Push Test per una stima esclusiva delle capacità di potenza esplosiva della muscolatura estensoria degli arti inferiori, in particolare dell’apparato estensore del ginocchio (quadricipite). Tale metodica, quindi, appare maggiormente indicata quando l’obiettivo che ci si prefigge è la valutazione di tale fattore della prestazione al fine di un suo controllo longitudinale e/o trasversale. Tali differenze, peraltro, suggeriscono l’opportunità di ulteriori studi finalizzati ad un confronto biomeccanico tra i due esercizi, con una valutazione della cinematica del gesto, della dinamica articolare, dell’attività elettromiografica, delle diverse lunghezze muscolari in gioco. Ciò al fine di definire con precisione quali qualità meccanico-muscolari entrano in gioco nello specifico nei due diversi movimenti.

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