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MEDICINA DELLO SPORT

Rivista di Medicina dello Sport


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AREA ORTOPEDICO-TRAMATOLOGICA  


Medicina dello Sport 2005 June;58(2):125-32

lingua: Italiano

Il trattamento artroscopico della instabilità post-traumatica della spalla

Salini V. 1, Colucci C. 1, Palmieri D. 1, Croce G. 2, Orso C. A. 1

1 Clinica Ortopedica e Traumatologica, Università degli Studi “G. D’Annunzio”, Chieti;
2 Istituto di Anestesia e Rianimazione, Università degli Studi “G. D’Annunzio”, Chieti


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Obiettivo. Questo studio si pone l’obiettivo di analizzare la nostra esperienza su 30 pazienti affetti da instabilità unidirezionale post-traumatica di spalla, trattati con capsuloplastica artroscopica utilizzando ancore senza nodo riassorbibili (Bioknotless) secondo la tecnica descritta da Thal.
Metodi. Dal Gennaio 2001 al Dicembre 2003 abbiamo trattato artroscopicamente 30 pazienti con instabilità post-traumatica della spalla. L’intervento prevede le seguenti fasi: valutazione della lesione capsulare; cruentazione il margine glenoideo anteriore; effettuazione di almeno tre fori sul bordo anteriore della glena ; introduzione delle ancorette Bioknotless; applicazione di un tutore per quattro settimane.
Risultati. Abbiamo valutato i pazienti clinicamente mediante il Constant test con un follow-up minimo di 12 mesi e massimo di 24 mesi (media 18 mesi). Il valore medio del Constant score è stato di 85 contro quello pre-operatorio che era di 55,5. Abbiamo avuto un solo caso di recidiva.
Conclusioni. Negli ultimi anni grazie all’affinamento delle tecniche chirurgiche, alla migliore conoscenza del ruolo della propriocezione nel meccanismo di feedback dell’articolarità della spalla, alla maggior conoscenza della patologia articolare e all’aumentata confidenza dei chirurghi riguardo alla tecnica artroscopica, numerosi Autori stanno evidenziando la sovrapponibilità dei dati inerenti alle recidive tra il trattamento artroscopico e quello open. Noi crediamo che un’ attenta selezione pre-operatoria ed intraoperatoria del paziente possa ridurre sensibilmente i rischi di recidiva della capsulo-plastica artroscopica; escludendo i pazienti con bony-Bankart > del 25 % e con profilo glenoideo invertito. Alla luce della nostra esperienza possiamo affermare che l’utilizzo di queste ancore, che non prevedono l’esecuzione del nodo, permette di ottenere non soltanto una riduzione del tempo chirurgico, ma anche e soprattutto un buon ancoraggio e tensionamento capsulo-labrale. Nonostante la facilità di tale tecnica rispetto ad altre riportate in Letteratura, riteniamo comunque indispensabile una lunga curva di apprendimento.

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