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DAI CONGRESSI DELLE SOCIETA' AFFINI  


Medicina dello Sport 2002 Giugno;55(2):131-6

lingua: Italiano

L’iperbarismo: immersione in apnea

Schiavon M.

Servizio di Medicina dello Sport, Azienda ULSS 16, Padova


PDF  ESTRATTI


Fin dall’antichità l’uomo si è immerso in apnea alla ricerca di cibo, ricchezza o per motivi bellici. Alla limitazione di immagazzinare ossigeno (O2) in superficie, si aggiungono modificazioni legate all’immersione in acqua (iperbarismo) e variazioni che la stessa produce dal punto di vista fisico e fisiologico. Il corpo del sub immerso in acqua viene compresso da una pressione esterna pari a quella ambiente (somma di quella esterna e dell’acqua) ed i suoi volumi gassosi variano secondo la legge di Boyle (PxV=costante). Alla diminuzione di volume di gas corrisponde un proporzionale aumento di pressione, in rapporto alla pressione assoluta e alla percentuale del gas nella miscela (legge di Dalton). Il punto di rottura dell’apnea dipende da variabili individuali e dalle pressioni arteriose (Pa) di O2 e anidride carbonica. Il rischio sincope aumenta durante la risalita per il drastico crollo della Pa dell’O2 negli ultimi metri (sincope dell’ultimo metro o shallow-water blackout) e se l’apnea è preceduta da iperventilazione. Lo studio delle modificazioni indotte sull’organismo umano, tra cui maggior volume intratoracico di sangue (blood shift) e influenza delle tecniche di compensazione, permette di avvicinarsi all’immersione in apnea con maggior sicurezza rispetto al passato, ma nella riduzione del rischio la prevenzione riveste un ruolo fondamentale e le sue norme devono essere ben conosciute sia dal medico dello sport che dal subacqueo.

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