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MEDICINA DELLO SPORT

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Medicina dello Sport 2001 September;54(3):211-7

Copyright © 2001 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Lo sport come terapia della cardiopatia ischemica cronica

Notaristefano A., Faleburle M., Notaristefano S.

Unità di Terapia Intensiva Cardiologica, Azienda Ospedaliera di Perugia


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Le malattie cardiovascolari costituiscono la prima causa di morte nei paesi industrializzati e la cardiopatia ischemica riveste un ruolo preponderante. La sedentarietà è un fattore di rischio per la cardiopatia ischemica mentre l’attività fisica regolare è un fattore preventivo e terapeutico. Numerosi studi hanno dimostrato come l’attività fisica svolta nel tempo libero si accompagni ad una riduzione del rischio coronarico. Gli effetti benefici dell’allenamento nel cardiopatico cronico sono molteplici e vanno dall’effetto antiaterogeno, alla diminuizione del rischio trombotico, all’aumento della soglia ischemica ed ad un’azione antiaritmica. Inoltre l’attività sportiva provoca una serie di adattamenti, centrali e periferici, che fanno sì che si abbia una riduzione del tono adrenergico, un aumento dei circoli collaterali coronarici ed un aumento delle funzioni biochimico-metabolico delle fibre muscolari con il risultato di un minor consumo miocardico e da un aumento dell’estrazione periferica di O2 che portano ad un miglioramento della capacità lavorativa totale nel cardiopatico ischemico. Pertanto al soggetto affetto da cardiopatia ischemica cronica oltre alla terapia convenzionale (aspirina, beta-blocco, ace-inibitore, statina), in assenza di controindicazioni, è consigliabile prescrivere una dose adeguata di attività sportiva isotonica, sono sempre da escludersi le attività di tipo agonistico, che deve essere praticata con regolarità; infatti l’attività fisica purchè ben impostata e ben condotta anche in termini posologici è una pratica terapeutica sicura.

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