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MEDICINA DELLO SPORT

Rivista di Medicina dello Sport


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Medicina dello Sport 2001 June;54(2):137-44

Copyright © 2001 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

L’eritropoietina. Dall’impiego terapeutico all’illecito sportivo

D’Acunto M. 1, Limongelli F. M. 2, Guerra G. 1, Tafuri D. 1, Fioretti L. 2, Della Pietra A. 2, Brancaccio P. 2, Giordano-Lanza G. 1

1 Università degli Studi di Napoli, «Federico II», Napoli, Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport; 2 Seconda Università di Napoli, Cattedra e Servizio di Medicina dello Sport


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La produzione di eritrociti è stimolata e regolata dall’eritropoietina (Epo), un fattore di crescita glicoproteico prodotto prevalentemente a livello renale. Nel 1985 è stato clonato il gene che codifica per l’Epo e si è così reso disponibile un ormone di sintesi pressoché identico all’Epo umana. La principale indicazione clinica all’impiego di Epo ricombinante (rHuEpo) è rappresentata dalla terapia della severa anemia presente in pazienti portatori di insufficienza renale cronica. Prescindendo dalla valutazione dell’effettivo beneficio che la somministrazione di Epo esogena è in grado di apportare nelle varie discipline sportive, è necessario stigmatizzare come l’abuso di Epo sottoponga la salute dell’atleta a rischi decisamente inaccettabili, derivanti principalmente dall’eccessiva viscosità ematica, potenziale primum movens di temibilissimi accidenti cardiovascolari. Per lungo tempo, mancando un test diretto per la determinazione della rHuEpo, per svelare l’assunzione di tale sostanza è stato necessario fare ricorso a parametri di valutazione indiretti, tra i quali bisogna segnalare, oltre ai valori dell’ematocrito e dell’emoglobina, la concentrazione sierica dei recettori solubili per la transferrina, il cui aumento rappresenta il segno indiretto più affidabile dell’abuso di Epo. Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli sforzi per mettere a punto una tecnica analitica in grado di svelare in maniera diretta l’abuso di Epo e allo stesso tempo idonea allo screening di numerosi campioni di sangue o di urine. La strada più promettente sembra essere quella tracciata dal gruppo francese operante nel laboratorio di Chatenay-Malabry; questi ricercatori, abbinando la tecnica elettroforetica con l’immunoblotting e la chemiluminescenza, hanno confezionato un test che, pur con alcuni limiti (sensibilità non molto elevata), appare specifico, rapido ed economico.

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