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MEDICINA DELLO SPORT

Rivista di Medicina dello Sport


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Medicina dello Sport 1999 December;52(4):261-9

lingua: Inglese

Effetti della altitudine sui sistemi di controllo della pressione arteriosa (renina-angiotensina-aldosterone) negli sport di squadra. Caso di studio: pallavolo femminile

Cueto Martin B. 1, De La Cruz Marques J. C. 1, Garcia Torres L. 2

1 Facultad de Ciencias de la Actividad Física y el Deporte, Departamento de Educación Física y Deportiva;
2 Facultad de Medicina, Departamento de Fisiología Humana, Universidad de Granada, Granada, España


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Abbiamo studiato le variabili principali (parametri ormonali e urinari) che controllano il sistema renina-angiotensina-aldosterone e la pressione arteriosa nello sforzo e anche durante il riposo in condizioni normali di pressione atmosferica (normoxia) e sotto condizioni di diminuzione della pressione parziale dell’ossigeno nell’aria inspirata (ipossia relativa). La casistica è formata da 11 soggetti (giocatrici di pallavolo di alto livello), che si sono allenati prima in normoxia (640 metri sul livello del mare, a Granada) per due settimane, poi in ipossia relativa (quota 2450, al Centro de Alto Rendimiento di Sierra Nevada) durante altre due settimane, e quindi di nuovo in normoxia.
Si studia l’influenza dell’altitudine sui meccanismi di regolazione cardiocircolatoria e su quelli che controllano la pressione arteriosa, con effetti di lunga durata nel tempo. Le ipotesi inducono ad affermare che un’esposizione cronica all’altitudine induce variazioni nel sistema renina-angiotensina-aldosterone e adattazioni nel sisterna di controllo della pressione arteriosa.
Il progetto è quasi-sperimentale con modello naturale, descrittivo senza manipolazione, longitudinale con delle misure ripetute in ogni fase, riversibile e intragruppo - in gruppo unico senza modifiche nel gruppo di sperimentazione.
Lo studio è stato fatto in una fase di livello N1 (di 2 settimane di durata) in un’altra fase ad alta quota A (2 settimare di durata), una fase livello N2 (di 1 settimana di durata) ed un post-test realizzato 1 mese dopo il termine delle fasi precedenti (di 1 settimana di durata).
Le variabili dipendenti furono quelle biochimiche (il glucosio plasmatico, le proteine totali, gli elettroliti in siero, la creatinina, il colesterolo HDL, il CPF e LDH plasmatici, la fosfatasi alcalina e la fosfatasi acida); ematiche (valutare il numero di globuli rossi, l’emoglobina e l’ematocrito); ormonali (la renina e l’aldosterone plasmatiche); urinarie (il volume totale di urina e l’ingestione totale di liquidi, l’escrezione d’acqua renale, l’osmolalità urinaria, gli elettroliti urinari, la frazione secreta di sodio urinario, e lo schiarimento della creatinina urinaria) ed emodinamici (frequenza cardiaca e pressione arteriosa) a diverse fasi.
Le variabili indipendenti sono state l’altitudine (in metri) o ipossia relativa. Invece le variabili inquinanti sono costituite da quelle proprie del soggetto (età) e dello sperimentatore (manipolazione dei modelli, prelievi dei dati della pressione arteriosa e frequenza cardiaca).
È stata realizzata un’analisi descrittiva con delle misure basiche di posizionamento e dispersione, un’analisi di variazione di due vie miste, e un confronto a coppie con la penalizzazione di Tukey.
Le correlazioni sono state studiate attraverso il coefficiente di correlazione di Pearson, penalizzato dal metodo Bonferroni.
I risultati hanno evidenziato un aumento significativo della frequenza cardiaca e la pressione arteriosa a riposo, ed anche dei valori della pressione arteriosa diastolica post-allenamento in ipossia, dato che ad alta quota si accusa una riduzione della renina plasmatica, mentre invece avviene un incremento nel volume urinario insieme all’aumento dell’escrezione d’acqua renale. L’aldosterone seppure diminuisce nella prima fase ipossica risulta influenzata da altre variabili. I meccanismi di adattamento in altitude condizionano l’incremento della frazione secreta di sodio data l’inibizione di renina e l’inibizione dello schiarimento renale.

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