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Medicina dello Sport 1999 Giugno;52(2):91-8

 AREA CLINICA

Ruolo dell’attività fisica programmata nella modulazione di alcuni aspetti del somatotipo emofilico

Pecorella G., Lo Coco L., Cristofalo M. G., Francavilla V., Savojardo M., Galiano S., Parisi A., Marchese L., Palmeri F., Francavilla G.

Università degli Studi - Palermo, Istituto di Clinica Medica e Malattie Cardiovascolari, Cattedra di Medicina dello Sport

Da alcuni anni ormai abbiamo intrapreso un’indagine retrospettiva, a 360 gradi, su patologie che coinvolgono la medicina dello sport perché rivestono un ruolo limitante l’apparato locomotore dei pazienti e creano differenti aspetti invalidanti; abbiamo cercato così di capire se è ipotizzabile la presenza del medico dello sport anche in un «centro» specializzato allo studio delle malattie emofiliche.
Questa esigenza nasce dalla conoscenza del disagio che coinvolge il soggetto emofilico, spesso abbandonato a sé stesso e bloccato da antichi pregiudizi in una condizione favorente la «malattia ipocinetica», e che col tempo lo trascina verso menomazioni sempre più invalidanti e lo emargina dalla società.
Eppure nel contesto di questa triste realtà esistono soggetti emofilici che praticano un’attività sportiva, anche se a livello amatoriale, con adattamenti metabolici adeguati, al pari dei coetanei sani, a carico degli apparati cardiocircolatorio e respiratorio, ma soprattutto con effetti positivi sull’apparato muscolo-scheletrico tali da limitare gli episodi emorragici spontanei e le alterazioni regressive.
Prima di iniziare un nostro lavoro di ricerca abbiamo studiato la fisiopatologia della malattia emofilica, per avere un profilo clinico della stessa, verificare la sua patogenesi legata all’anomalia genetica e capire quello che questo comporta nei differenti aspetti legati alla carenza o del fattore VIII, o del fattore IX, o del fattore XI.
Abbiamo così enucleato quadri clinici diversi della malattia che, a volte, vengono evidenziati solo casualmente dopo un trauma: le lesioni muscolo-scheletriche sono legate alla formazione degli ematomi e agli emartri, modificano la struttura muscolo-scheletrica con forme di menomazioni sempre crescenti, ed esitano in invalidità permanente. La grave emorragia è espressione massima del danno vascolare e porta velocemente a morte.
Anche se recentemente il dato prognostico è notevolmente migliorato per la possibilità di nuove prospettive terapeutiche, legate alle nuove opportunità date dall’ingegneria genetica, diventa, a nostro avviso, fondamentale che alle terapie sostitutive del fattore VIII venga abbinato un programma di attività motoria che garantisca una modificazione dei quadri della malattia ed un miglioramento della qualità della vita.
Praticare una qualsiasi specialità sportiva determina una crescita reattiva della capacità di tolleranza alla sofferenza nell’ammalato emofilico e gli consente di fare una prevenzione accurata delle patologie invalidanti legate alle emorragie.

lingua: Italiano


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