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AREA DIAGNOSTICA E STRUMENTALE  


Medicina dello Sport 1998 Settembre;51(3):285-90

lingua: Italiano

La risonanza magnetica nella valutazione della epicondilite del tennista. Nuove possibilità diagnostiche

Gribaudo C. G., Faletti C., Severin B., Astegiano P., Carasso P.

Istituto di Medicina dello Sport FMSI-CONI, Torino


PDF  ESTRATTI


Il presente lavoro è stato svolto per una più specifica valutazione di tennisti affetti da epicondilite, essendo gli stessi risultati insensibili alla terapia instaurata.
Per tutti questi atleti si è quindi manifestata la necessità di un’indagine della patologia più approfondita utilizzando la risonanza magnetica.
Per lo studio dei casi relativi alla nostra ricerca e stata utilizzata una risonanza magnetica con sistema dedicato da 0,2 Tesla Artroscan. Tutti i soggetti sono stati esaminati con sequenze spin echo sagittali T1 pesate, assiale biecho, coronali gradient 3D e STIR spin echo.
Sono stati presi in esame 20 soggetti praticanti tennis (15M - 5F) di età diverse, agonisti e non, con carichi di lavoro differenti.
Tutti i soggetti sono stati sottoposti a controllo radiografico (con esito negativo) e ad indagine ecografica dalla quale si è potuto osservare il problema flogistico a livello epicondiloideo risultato refrattario alla terapia. L’indagine RM ci ha dato una conferma dell’esame ecografico ed inoltre ci ha permesso di evidenziare l’associazione di quadri patologici diversi e più complessi alla tendinopatia epicondilica.
In un numero rilevante di casi si è osservata la presenza di condropatia nella regione articolare omero-radiale; in due soggetti la patologia era complicata dalla presenza di corpi liberi endoarticolari di tipo condromatoso. Si è evidenziata inoltre la presenza di aree iperintense edematose in una minoranza di casi.
In conclusione, la possibilità di usufruire di una metodica ad alta sensibilità e specificità come l’RM ha indubbiamente allargato le potenzialità diagnostiche permettendo, da un lato di confermare il quadro flogistico a carico della zona inserzionale dei muscoli epicondiloidei, dall’altro di evidenziare la presenza di patologie associate o più verosimilmente intimamente correlate, che possono richiedere un diverso approccio terapeutico.

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