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MEDICINA DELLO SPORT

Rivista di Medicina dello Sport


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Medicina dello Sport 1998 Marzo;51(1):91-6

lingua: Italiano

Utilizzazione del test da sforzo massimale nella concessione dell’idoneità agonistica ad atleti in età medio-avanzata

Cecchetti F., Nardi P., Bianchi G., Iavazzo R., Gaudino S., Parisi A.

Istituto di Medicina dello Sport di Roma - CONI-FMSI, Roma


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Negli atleti di età superiore ai 35 anni, la causa più frequente di incidenti cardiovascolari è rappresentata dalla cardiopatia ischemica. Per tale motivo tutti coloro che hanno superato tale limite di età vengono sottoposti, presso l’Istituto di Medicina dello Sport di Roma, ad un test da sforzo massimale (cicloergometro o treadmill) oltre allo step test ed alla visita clinica previsti dal DM 18-2-1982.
Nel periodo settembre 1994-settembre 1997 sono stati così sottoposti a test da sforzo massimale 505 atleti; il protocollo utilizzato prevedeva carichi crescenti correlati al grado di allenamento del soggetto con interruzione —- salvo quando altrimenti necessario — ad esaurimento.
Nella maggior parte dei casi il test risultò negativo. Solo in modesta percentuale furono riscontrate aritmie (peraltro con frequenza lievemente superiore a quella determinata dallo step test), anormale incremento pressorio in soggetti normotesi a riposo, ed anomalie della ripolarizzazione ventricolare suggestive per cardiopatia ischemica.
Degli 8 soggetti che presentarono un test fortemente suggestivo per ischemia, 7 erano assolutamente asintomatici e 3 erano praticanti di discreto livello. Solo 5 di essi proseguirono gli accertamenti e risultarono positivi all’esame scintigrafico; 1 soggetto fu anche sottoposto ad intervento di rivascolarizzazione coronarica.
In nessun caso lo step test evidenziò modificazioni suggestive per la diagnosi di cardiopatia ischemica che fu sospettata concretamente solo in seguito all’esecuzione del test da sforzo massimale.
Anche se la percentuale di soggetti «positivi» è in assoluto modesta, riteniamo necessario inserire il test da sforzo massimale nei protocolli utilizzati per la concessione dell’idoneità agonistica a soggetti ultratrentacinquenni soprattutto in considerazione del particolare ruolo di responsabilità medico-legale che la legislazione vigente nel nostro Paese assegna al medico sportivo.

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