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GAZZETTA MEDICA ITALIANA ARCHIVIO PER LE SCIENZE MEDICHE

Rivista di Medicina Interna e Farmacologia


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CASI CLINICI  


Gazzetta Medica Italiana Archivio per le Scienze Mediche 2007 February;166(1):41-7

Copyright © 2007 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano, Inglese

Trattamento combinato di un caso di embolizzazione distale in corso di posizionamento di endoprotesi femoro-poplitea

Ventura M., Mastromarino A., Manno M., Franceschini E., Spartera C.

Department of Vascular Surgery, San Salvatore Hospital, L’Aquila, Italy


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La chirurgia endovascolare sta riscuotendo un successo sempre maggiore nel campo del trattamento delle lesioni femoro-popitee. L’introduzione nella pratica clinica di endoprotesi in PTFE con stent in nitinolo ha, infatti, reso possibile la ricanalizzazione con successo di occlusioni anche lunghe (> 10 cm) con percentuali di pervietà primaria e secondaria a breve e medio termine paragonabili a quelle della chirurgia tradizionale. Il principale vantaggio della chirurgia endovascolare rispetto a quella tradizionale è senza dubbio la minore invasività, che consente il trattamento anche dei pazienti ad elevato rischio chirurgico come quelli che comunemente necessitano di un intervento di rivascolarizzazione periferica, ma come tutte le metodiche invasive non è esente dal rischio di complicanze come l’embolizzazione periferica di frammenti di placca con ischemia dell’arto. La padronanza delle tecniche endovascolari, talvolta, permette la soluzione delle complicanze evitando il fallimento della procedura. Presentiamo un caso di trattamento endovascolare di lesione occlusiva femoro-poplitea trattata mediante il posizionamento di un’endoprotesi tipo Viabahn in cui l’embolizzazione periferica di un frammento placca ha rischiato il fallimento della procedura. Una procedura di embolectomia con catetere di Fogarty, inserito attraverso un introduttore da 9 Fr, eseguita sotto controllo fluoroscopico nel contesto della stessa procedura endovascolare ha consentito di risolvere brillantemente la complicanza senza compromettere l’impianto endovascolare e vanificare la rivascolarizzazione appena ottenuta.

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