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ULTIMO FASCICOLOGAZZETTA MEDICA ITALIANA ARCHIVIO PER LE SCIENZE MEDICHE

Rivista di Medicina Interna e Farmacologia


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Gazzetta Medica Italiana Archivio per le Scienze Mediche 2006 Giugno;165(3):109-13

lingua: Italiano

Chiusura prematura del dotto arterioso di Botallo

Martino V. 1, Malvasi A. 2, Iliceto N. 1

1 Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia, Casa di Cura "Santa Maria", Bari;
2 Unità Operativa di Terapia Intensiva Cardiochirurgica Pediatrica, Ospedale Giovanni XXIII, Bari


PDF  ESTRATTI


Il Dotto Arterioso di Botallo, residuo del sesto arco aortico, mette in comunicazione l’arteria polmonare con l’aorta e permette al sangue, nel corso della vita fetale di escludere il circolo polmonare La chiusura irreversibile e spontanea in utero del dotto arterioso è una evenienza possibile, ma rara, essendo essa solitamente causata da agenti farmacologici.
La chiusura del dotto arterioso, nel feto, inizia con una costrizione progressiva delle pareti del vaso, che comporta una velocità di flusso molto elevata, dal tronco polmonare attraverso la aorta discendente, che può essere misurata con il Doppler.
I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) antagonizzando le prostaglandine, favoriscono la riduzione del diametro interno del dotto e la comparsa nel lume vascolare di irregolari ispessimenti che tendono progressivamente ad obliterarlo.
Il farmaco più ampiamente descritto come causa di costrizione duttale è l’indometacina.
Quando somministrato in modo prolungato alla madre, durante la seconda metà della gravidanza, l’ indometacina, ma anche altri FANS, quali, l’acido acetilsalicilico, il diclofenac ed il nimesulide, potrebbero favorire una costrizione o addirittura una chiusura anticipata, intempestiva e in alcuni casi irreversibile, del dotto arterioso di Botallo.
Il betametasone, utilizzato nella induzione della maturità polmonare, può determinare una costrizione duttale transitoria e reversibile.
La chiusura in utero del Dotto di Botallo o del forame ovale, che può verificarsi, come già detto in alcuni casi, sia spontaneamente che dopo assunzione di farmaci, può determinare la presenza dello scompenso cardiaco alla nascita o nelle ore immediatamente successive.
Questo perché nel caso di severa costrizione o di chiusura completa il dotto arterioso non serve più come condotto di fuoriuscita per il ventricolo destro verso l’aorta discendente, per cui un volume molto più alto di sangue sarà diretto verso le arterie polmonari, con conseguente ipertensione polmonare. La chiusura duttale può comportare dilatazione del ventricolo destro, insufficienza della tricuspide e potenzialmente generare idrope fetale con morte fetale.
La costrizione e la chiusura possono essere meglio diagnosticate mediante gli ultrasuoni con la visualizzazione della dilatazione del ventricolo destro e del significativo rigurgito della tricuspide, che può essere associato nei casi più gravi ad abnorme flusso del dotto venoso, che dimostra l’esistenza nel feto di insufficienza cardiaca. In quest’ultimo caso è indispensabile l’esecuzione di un taglio cesareo d’urgenza. Tuttavia, in particolari feti con occlusione duttale, è possibile il monitoraggio ecocardiografico che potrebbe consentire di prolungare la gravidanza sino alla maturazione fetale.
Infatti molti feti con occlusione duttale subiscono una redistribuzione del flusso attraverso il forame ovale e non sviluppano idrope. In questi feti potrebbe verificarsi anche una risoluzione dell’occlusione stessa.
Altre complicanze fetali e neonatali possono essere, oltre all’ipertensione polmonare, l’oligoidramnios, l’iperbilirubunemia, l’enterocolite necrotizzante ed emorragie intraventricolari .
L’utilizzo dell’indometacina come tocolitico di emergenza prima della 32 settimana è ben accettato, ma gli antiinfiammatori non steroidei dovrebbero essere evitati come terapia per il dolore nel terzo trimestre.
Il loro facile passaggio transplacentare, la loro imprevedibile farmacodinamica nel feto, ed il loro effetto, spesso di costrizione duttale, verso il termine di gravidanza, rendono questo gruppo di farmaci potenzialmente molto dannosi sia per il feto che per il neonato.

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