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ULTIMO FASCICOLOGAZZETTA MEDICA ITALIANA ARCHIVIO PER LE SCIENZE MEDICHE

Rivista di Medicina Interna e Farmacologia

Indexed/Abstracted in: BIOSIS Previews, EMBASE, Scopus, Emerging Sources Citation Index

Periodicità: Mensile

ISSN 0393-3660

Online ISSN 1827-1812

 

Gazzetta Medica Italiana Archivio per le Scienze Mediche 2006 Aprile;165(2):67-71

 ARTICOLI ORIGINALI

Aspetti psicologici e strategie di coping nella dialisi e nel trapianto renale

Rapisarda F. 1, Tarantino A. 2, De Vecchi A. 2, Baggio G. 1, Ghezzi F. 1, Nicodemo D. 1, Reseca R. 1, Faraone S. 1, Lanzarone C. 1, Zito M. T. 3, Di Lorenzo G. 3, Di Natale E. 4, Li Vecchi M. 4

1 Cattedra di Chirurgia Generale e Trapianti d’Organo, Università di Palermo, Palermo;
2 U.O. di Nefrologia e Dialisi, Ospedale Maggiore di Milano, Milano;
3 Cattedra di Medicina Interna, Università di Palermo, Palermo;
4 Cattedra di Nefrologia, Università di Palermo, Palermo

Obiettivo. La dialisi ed il trapianto, anche se con modalità diverse, rappresentano due valide soluzioni terapeutiche per il trattamento dell’uremia cronica. Il nostro studio si è concentrato nel confronto tra gli aspetti psicologici dei pazienti con trapianto renale e dei dializzati e tra i pazienti non collaboranti di entrambi i gruppi.
Metodi. Sono stati utilizzati un test per lo studio della personalità (MMPI2) ed il COPE che misura le abilità di fronteggiamento (coping) messe in atto dal soggetto in particolari situazioni che possono essere vissute come stressanti e che, in ogni caso, rappresentano un evento fuori dalla norma. Questi sono stati proposti a 120 emodializzati ed a 50 pazienti in dialisi peritoneale. Ne sono ritornati completi e validi 11 per quanto riguarda i primi e 9 per quanto riguarda i secondi. Sono stati considerati parzialmente non complianti 3 pazienti su 20 di cui uno in dialisi peritoneale e due in emodialisi. Per quanto riguarda i pazienti con trapianto renale invece i tests sono stati proposti ad una popolazione di circa 300 pazienti eterogenea per età, sesso, stato sociale e culturale, data e tipologia (cadavere o vivente) del trapianto. Di questi però ne sono ritornati soltanto 36 dei quali sono stati considerati validi 30.
Risultati. I risultati dello studio dimostrano che i dializzati con meno di due anni di trattamento ed i trapiantati con più di due anni tendono a negare il proprio stato di malattia e l’eventuale stato emotivo connesso e a non considerarli con particolare attenzione. Tale tendenza risulta maggiormente accentuata nei pazienti non collaboranti.
La presenza di disagi coniugali e contrasti familiari possono esasperare la tendenza di questi pazienti a non seguire scrupolosamente le prescrizioni terapeutiche non sentendosi sufficientemente assecondati e dando origine così alla loro eccessiva inquietudine, scontrosità ed irritabilità.
Conclusioni. Riteniamo utile quindi un corretto screening psico-sociale nei pazienti ed un eventuale intervento psicologico nel caso di uremici con scarso supporto affettivo familiare, sia in quelli da inserire in lista d’attesa, sia soprattutto nel post.-trapianto, per favorire in entrambi i casi la compliance.

lingua: Italiano


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