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GAZZETTA MEDICA ITALIANA ARCHIVIO PER LE SCIENZE MEDICHE

Rivista di Medicina Interna e Farmacologia


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ARTICOLI ORIGINALI  


Gazzetta Medica Italiana Archivio per le Scienze Mediche 2004 December;163(6):265-71

Copyright © 2004 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Alcune modificazioni nell’epidemiologia della tubercolosi in Serbia e Montenegro nel corso dell’ultimo decennio del 20° secolo

Lesic A. 1, Bumbasirevic M. 1, Cobeljic G. 2, Bajin Z. 2

1 Department of Orthopaedic Surgery and Traumatology, University Clinical Centre, Belgrade; 2 Special Orthopaedic Hospital “Banjica”, Belgrade


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Obiettivo: L’obiettivo del presente studio consiste in una analisi epidemiologica dell’andamento della tubercolosi e della tubercolosi scheletrica in Serbia e Montenegro, ex-Jugoslavia, durante il periodo 1990-2000.
Metodi: Sono stati analizzati i dati riguardanti l’età e il sesso dei pazienti e la localizzazione scheletrica del processo tubercolare, nonché le modalità terapeutiche e le prognosi, ottenuti dai registri clinici dei casi di tubercolosi ossea raccolti dai 2 principali ospedali ortopedici di Belgrado.
Risultati. Su un totale di 594 pazienti affetti da una forma osteoarticolare di tubercolosi, abbiamo riscontrato una predominanza del sesso femminile (il 55% dei pazienti erano di sesso femminile, contro 45% di sesso maschile). La distribuzione dell’età dei pazienti ha mostrato che la maggior parte dei pazienti appartenevano al gruppo di età più avanzata (il 54,1% dei pazienti aveva un’età uguale o superiore a 60 anni), mentre solamente il 18% dei pazienti rientrava nel gruppo di età giovanile (fino a 19 anni). La localizzazione spinale della tubercolosi ossea è risultata essere la più frequente: è stata riscontrata nel 49% dei casi, la maggior parte dei quali in assenza di danno neurale (il 36% del 49% dei casi). Seguivano i casi di tubercolosi a localizzazione a livello del bacino (15,5%), dell’articolazione sacroiliaca (9,9%) e del ginocchio (6,1%). Nel 19,5% dei casi erano presenti altre localizzazioni. Il 75% dei pazienti è stato trattato con la sola chemioterapia, mentre nel restante 25% dei casi è stato necessario un intervento di tipo chirurgico, solitamente di decompressione e di stabilizzazione della colonna vertebrale.
Conclusioni. Anche nei Paesi più sviluppati è necessario che i medici prendano in considerazione la possibilità che i pazienti siano affetti da tubercolosi a localizzazione ossea e articolare. È bene tenere presente che, oltre all’artrite reumatoide e alle altre artropatie, soprattutto nei pazienti immigrati o immunodepressi, la diagnosi più probabile è quella di tubercolosi ossea. Ai fini di giungere a una diagnosi definitiva, è opportuno utilizzare metodiche diagnostiche combinate (test batteriologici, colture microbiologiche, tecniche istologiche e radiologiche). La terapia basata su una combinazione di farmaci antitubercolari (politerapia anti-tubercolare), in accordo con le raccomandazioni del Gruppo Internazionale per la Tubercolosi, rappresenta il trattamento di elezione, soprattutto nei Paesi sottosviluppati e in quelli in via di sviluppo. Viene raccomandata una strategia di questo tipo: trattamento a breve termine, con monitoraggio diretto del decorso della malattia. La terapia chirurgica viene riservata ai casi complicati e accuratamente descritti (in presenza di compressione vertebrale e compromissione articolare). In questi Paesi è ancora opportuno eseguire un test di screening mediante esame fluoroscopico e una profilassi mediante vaccinazione con il bacillo di Calmette-Guerin.

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