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GAZZETTA MEDICA ITALIANA ARCHIVIO PER LE SCIENZE MEDICHE

Rivista di Medicina Interna e Farmacologia


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NOTE DI TECNICA  


Gazzetta Medica Italiana Archivio per le Scienze Mediche 2003 February;162(1):35-9

lingua: Italiano

L’uso dell’osso omologo in chirurgia oro-maxillo-facciale

Ruggiero G. 1, De Chiara O. 2, De Santis R. 2, Del Gaizo R. 1

1 Cattedra di Chirurgia Maxillo-Facciale, Università degli Studi di Siena, Siena;
2 Libero professionista, Napoli


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La crescente diffusione dell’utilizzo di metodiche implantologiche, la riabilitazione di arcate severamente atrofiche, la chirurgia post-traumatica, malformativa e ricostruttiva postdemolitiva richiedono sempre più l’utilizzo di piccole o grandi quantità di osso.
Nei piccoli difetti, ormai, è d’uso il prelievo d’osso autologo dai siti limitrofi; nelle grosse perdite di sostanza ossea, invece, si pone il dilemma osso autologo, omologo o eterologo. Pur rimanendo l’osso autologo il materiale di prima scelta da innestare, perché capace di promuovere tutti e tre i meccanismi di riparazione (osteogenesi, osteoinduzione e osteoconduzione) e perché in grado di resistere, meglio di qualunque biomateriale, a complicanze settiche, necessita però di un secondo intervento per il prelievo da siti intraorali o extraorali. Ne conseguono:
— incremento della morbilità postoperatoria (dolore, emorragie, rischio di infezioni, relativamente alla sede del prelievo);
— allungamento della degenza;
— ricorso all’anestesia generale in caso di estesi prelievi extraorali.
Siamo dell’avviso che l’impiego di osso omologo possa fornire tutta una serie di vantaggi tanto da renderlo preferibile all’osso autologo. L’osso omologo è un tessuto ricavato da individui diversi ma della stessa specie. Il suo utilizzo, evitando il prelievo, consente di ridurre i tempi chirurgici e la morbilità post-operatoria.
Nel presente lavoro vengono valutate le caratteristiche e le possibilità di utilizzo dell’osso omologo, per perdite di varia entità nel distretto oro-maxillo-facciale.

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