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GAZZETTA MEDICA ITALIANA ARCHIVIO PER LE SCIENZE MEDICHE

Rivista di Medicina Interna e Farmacologia


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Gazzetta Medica Italiana Archivio per le Scienze Mediche 2003 February;162(1):19-28

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lingua: Italiano

Chemioterapia e radioterapia associata o no a chirurgia nel carcinoma broncogeno non a piccole cellule (NSCLC) al III stadio (A e B)

Lyberis P.

Dipartimento di Fisiopatologia Clinica, Università degli Studi di Torino, Torino


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Il 50% dei pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) presenta, al momento della diagnosi, localizzazioni secondarie a distanza. In un ulteriore 10-15% di pazienti sono presenti neoplasie localmente avanzate e non resecabili. Inoltre, oltre il 50% dei pazienti sottoposti ad intervento chirurgico può presentare una recidiva locale o metastatica a distanza. Ciò significa che più dei tre quarti dei pazienti affetti da NSCLC sono potenziali candidati al trattamento chemioterapico associato o no a radioterapia.
In seguito a trattamento chemioterapico le percentuali di risposta globale e completa sono da correlarsi strettamente allo stadio (stadio III, 39%; stadio IV, 25%). I tassi di risposta sono sensibilmente più elevati in caso di chemioterapia combinata rispetto ai trattamenti con un singolo agente. Confrontando terapie a farmaco singolo e terapie combinate, si assiste a un miglioramento della sopravivenza a favore della polichemioterapia.
Per ciò che riguarda la chemioterapia adiuvante post resezione chirurgica, i protocolli più efficaci oggi impiegati hanno come risultato, nel migliore dei casi, una risposta positiva soltanto nel 35-50% dei pazienti con malattia avanzata, e raramente danno una completa risposta clinica.
Nel corso degli anni ‘80 e 90 si sono effettuati molti studi, per determinare se la somministrazione sequenziale della chemioterapia seguita dalla radioterapia potesse prolungare la sopravvivenza di pazienti colpiti da NSCLC localmente avanzato Nella maggioranza degli studi non si sono riscontrati benefici, se non minimi, nella sopravvivenza nell’arco dei tre e cinque anni.
Al momento, la validità della chemioterapia associata alla radioterapia resta comunque una questione controversa. Tutti gli studi hanno evidenziato miglioramenti sia della sopravvivenza media che della sopravvivenza a due anni, ma tali dati non sono sempre andati di pari passo con il prolungamento della sopravvivenza a lungo termine.
Anche se la radioterapia, associata o no a chemioterapia, costituisce la terapia standard per i pazienti affetti da tumori localmente avanzati non resecabili, vi è stato un recente interessamento per programmi di trattamento chemioterapico neoadiuvante.
La chemioterapia neoadiuvante può permettere la resezione chirurgica di un tumore altrimenti intrattabile. Tuttavia, non si dovrebbe considerare quest’ultima ipotesi come l’obiettivo fondamentale della terapia, dal momento che altre modalità di trattamento riescono a conseguire il controllo locale, e la maggior parte dei pazienti decede a causa di metastasi che si verificano a distanza di tempo.
Le indicazioni alla radioterapia includono il carcinoma polmonare inoperabile, il carcinoma polmonare localmente avanzato, laddove la resezione chirurgica sia impossibile, e, come terapia palliativa nei pazienti con malattia avanzata. L’utilizzo congiunto di chemioterapia e radioterapia ha costituito sinora la metodica più utilizzata per il trattamento aggressivo non chirurgico del carcinoma polmonare localmente avanzato.
Resta da chiarire quali agenti chemioterapici siano da ritenersi migliori, come rimane anche da accertare la scansione temporale più appropriata per la radioterapia e la chemioterapia.

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