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GAZZETTA MEDICA ITALIANA ARCHIVIO PER LE SCIENZE MEDICHE

Rivista di Medicina Interna e Farmacologia


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NOTE DI TERAPIA  


Gazzetta Medica Italiana Archivio per le Scienze Mediche 2002 December;161(6):231-5

lingua: Italiano

La buprenorfina nella terapia dell’eroinodipendenza. Uso terapeutico e responsabilità professionale

Snenghi R. 1, Montisci M. 2

1 Unità Operativa di Tossicologia forense e Antidoping, Azienda Ospedaliera Università di Padova, Padova;
2 Sede di Medicina Legale, Dipartimento di Medicina Ambientale e Sanità Pubblica, Università di Padova, Padova


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In Italia è stata autorizzata l’immissione in commercio di preparati di buprenorfina ad alto dosaggio da impiegare per via sublinguale come terapia sostitutiva dell’eroinodipendenza. Tali preparati sono soggetti alle disposizioni penali e amministrative in materia di sostanze stupefacenti e psicotrope, già in passato adottate per i preparati di buprenorfina a basso dosaggio, ad uso analgesico. Gli Autori considerano l’uso terapeutico della buprenorfina, esponendo l’epicrisi degli studi di farmaco-tossicologia, del razionale clinico-terapeutico, delle norme vigenti e delle problematiche medico-legali emergenti dalla casistica esaminata in ambito giudiziario. Tra i principali aspetti osservati si rilevano: il coinvolgimento prevalente di medici libero-professionisti e di medici di medicina generale (MMG); la frequente omissione di accertamenti clinico-obiettivi e tossicologico-analitici nella fase di diagnosi e di monitoraggio; la costante adozione di schemi posologici incongrui per dosaggio, via di somministrazione e durata; le moltiplicazioni prescrittive (buprenorfina+buprenorfina; buprenorfina+metadone; buprenorfina+benzodiazepine; buprenorfina+fendimetrazina); il ripetuto verificarsi di casi di dipendenza iatrogena (o cosiddetto «abuso sostitutivo») correlata all’assunzione endovenosa di buprenorfina. L’utilizzo di terapie di mantenimento con bassi dosaggi di buprenorfina è privo di finalità terapeutica per l’esiguità dell’effetto anticraving, da cui deriva l’automantenimento della dipendenza primaria o la diversione verso altre sostanze psicoattive, alcune (benzodiazepine) dotate di un ruolo significativo nell’accadimento di overdose mortali.
Le «implicazioni medico-legali» non devono ostacolare lo sviluppo di reti territoriali di intervento basate sulle competenze polidisciplinari dei Servizi pubblici per le Tossicodipendenze e sulla valorizzazione del ruolo dei Medici di Medicina generale.

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