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GAZZETTA MEDICA ITALIANA ARCHIVIO PER LE SCIENZE MEDICHE

Rivista di Medicina Interna e Farmacologia


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ARTICOLI ORIGINALI  


Gazzetta Medica Italiana Archivio per le Scienze Mediche 2001 Ottobre;160(4-5):135-43

lingua: Italiano

Infezione sperimentale di protesi vascolari sintetiche in Dacron®

Tardito E. 1, Cerulli T. 2, Gianelle V. L. 3, Mascheroni E. 4, Pasargiklian I. 4, Somigliana A. B. 3

1 Università degli Studi - Milano, Istituto di Anatomia Patologica;
2 Laboratorio Ricerche Centrali MAPEI, Milano;
3 Centro di Microscopia Elettronica PMIP, Milano;
4 Università degli Studi - Milano, Istituto di Igiene e Medicina Preventiva


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Obiettivo. Nell’ambito delle nostre osservazioni sulle complicanze delle protesi vascolari sintetiche in Dacron® espiantate pervie a lungo termine, pubblicate nel 1993-1994, il problema dell’infezione latente, subdola, tardiva, sostenuta dalla presenza dello stesso materiale protesico per quanto affrontato e dibattuto ci è sembrato richiedere un’ulteriore indagine avente per obiettivo l’azione diretta dei batteri sui grafts coevi, vergini.
Metodi. Le protesi in Dacron® sono della medesima generazione di quelle espiantate, i ceppi batterici appartengono alla popolazione più frequente all’epoca nelle nostre corsie d’Ospedale. Il protocollo di ricerca sia sotto il profilo dell’ultrsastruttura sia sotto quello delle prove fisiche, identico. Questa impostazione di metodo ci autorizza a considerare i risultati come il tassello conclusivo di tutta l’indagine.
Risultati. Non abbiamo inequivocabilmente dimostrato un’aggressività batterica sulla fibra in Dacron® coi ceppi presi in esame, tuttavia non ci sentiamo di escluderla totalmente.
Le deduzioni quindi sulla biodegradazione del materiale protesico in oggetto – ruolo dei macrofagi da corpo estraneo –, sulla disunione anastomotica – il tallone d’Achille è la degradazione dell’arteria a livello della rima di sutura –, il non negare la possibile esistenza di un’infezione latente che peraltro non siamo riusciti né a rilevare in vivo né a dimostrare in vitro, rappresentano le conclusioni di vent’anni di ricerche.

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