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GAZZETTA MEDICA ITALIANA ARCHIVIO PER LE SCIENZE MEDICHE

Rivista di Medicina Interna e Farmacologia


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Gazzetta Medica Italiana Archivio per le Scienze Mediche 2000 Ottobre;159(5):165-70

lingua: Italiano

Principi di terapia nello shock settico. Rassegna della letteratura

Maculotti L.

Azienda Ospedaliera Ospedale Niguarda Ca’ Granda - Milano, Divisione di Chirurgia Generale Andrea Ponti


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Allo scopo di mettere a punto sia lo stato attuale della terapia dello shock settico sia le prospettive future si è passata in rassegna la letteratura dell’ultimo decennio. I cardini della terapia dello shock settico sono la somministrazione di liquidi con una pressione di otturazione attorno ai 12 mmHg e la somministrazione di antibiotici. Sono preferibili le soluzioni colloidali alle cristalloidi, la noradrenalina e la dolbutamina alla dopamina. Gli antibiotici vanno somministrati immediatamente, anche in associazione, a dosaggio elevato, in rapporto al volume di distribuzione, per 3-4 settimane e oltre. Sono in sperimentazione sostanze antiendotossine, come la polimixina B, l’anticorpo monoclonale HA-1A, l’anticorpo murinico E5, gli anticorpi al TNF alfa, i recettori antagonisti per le interleuchine e le immunoglobuline polivalenti alla dose di 0,4-0,5 g/kg in 3 somministrazioni. Idrocortisone e vasopressina sembrano efficaci.
La somministrazione contemporanea ed appropriata di liquidi e di antibiotici dà una percentuale di sopravvivenza del 43%, se disgiunta tale percentuale scende al 13%. L’applicazione della noradrenalina ottiene una risposta più favorevole della dopamina in ragione del 93% rispetto al 31%. La dolbutamina aumenta la gittata cardiaca. Gli anticorpi monoclonali riducono significativamente la mortalità, anche se non ci sono ancora risultati definitivi. Come pure le immunoglobuline polivalenti. La complessa terapia dello shock settico comprende la somministrazione di liquidi, catecolamine, antibiotici e, in prospettiva futura, di anticorpi monoclonali e le immunoglobuline polivalenti.

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