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GAZZETTA MEDICA ITALIANA ARCHIVIO PER LE SCIENZE MEDICHE

Rivista di Medicina Interna e Farmacologia


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Gazzetta Medica Italiana Archivio per le Scienze Mediche 1998 October-December;157(5-6):141-8

Copyright © 1998 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Valutazione con TAC 3D della quantità di osso prodotta nella sede della schisi in pazienti affetti da cheilognatopalatoschisi sottoposti a ricostruzione del mascellare con periostioplastica in tre piani secondo Massei

Gatti G. L. 1, Abruzzese A. 2, Massei A. 1

1 Azienda Ospedaliera Pisana - Pisa, UO di Chirurgia Plastica e Sezione di Microchirurgia;
2 Azienda Ospedaliera Pisana - Pisa, UO di Neuroradiologia


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Obiettivo. Gli Autori mettono a confronto due gruppi campione di pazienti affetti da cheilognatopalatoschisi sottoposti a correzione secondo lo stesso protocollo chirurgico, al fine di valutare la quantità di osso neoformato nella sede della schisi mascellare in seguito ad intervento di periostioplastica precoce (PP) secondo Massei. L’esame TAC 3D valuta la quantità di osso neoformato sia in senso verticale (dall’apertura piriforme alla porzione dento-alveolare del mascellare), sia in senso antero-posteriore (dalla corticale vestibolare alla corticale palatale). È proposta una nuova classificazione della produzione ossea.
Metodi. Mediante esame TAC 3D, con scansioni assiali nella sede della schisi, sono stati studiati due gruppi campione di pazienti: al primo appartengono 19 schisi trattate tra il 1977 e il 1980, al secondo 8 schisi trattate tra il 1984 e il 1988. Tutti i pazienti sono stati operati dallo stesso chirurgo con PP eseguita entro i due mesi di vita. Nel primo gruppo è stata sempre impiegata cellulosa ossidata e rigenerata (Tabotamp) inserita nella tasca di periostio e sono stati eseguiti uno o due controlli chirurgici del mascellare; nel secondo gruppo non è mai stato usato Tabotamp e non sono stati effettuati controlli chirurgici a distanza.
Risultati. Nel primo gruppo la produzione di osso è stata buona, tale da non essere necessario l’innesto di osso nell’89,4 % dei casi; nel 10,6 % la produzione ossea è stata discreta ed è stato necessario un innesto mirato e di quantità modesta; non è mai stata riscontrata mancata produzione di osso in seguito a PP. Nel secondo gruppo la produzione di osso è risultata inferiore: nel 12,5% dei casi non è stato necessario innesto d’osso, nel 62,5% è stato necessario un innesto di quantità minima e nel 25% non c’è stata produzione ossea.
Conclusioni. La quantità di osso neoformato in seguito a PP è risultata ottima nel primo gruppo campione, confermando la validità di questa tecnica. Sarà oggetto di studi futuri stabilire se le differenze statisticamente significative tra i due gruppi campione siano da imputare all’impiego di Tabotamp e/o ai controlli chirurgici a distanza eseguiti sui pazienti del primo gruppo.

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