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GAZZETTA MEDICA ITALIANA ARCHIVIO PER LE SCIENZE MEDICHE

Rivista di Medicina Interna e Farmacologia


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ARTICOLI ORIGINALI  


Gazzetta Medica Italiana Archivio per le Scienze Mediche 1998 August;157(4):111-5

Copyright © 1998 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Anemia postchirurgica. Ruolo della terapia con eritropoietina umana ricombinante in una casistica selezionata

Nifosì G.

Ospedale di Nizza Monferrato (Asti), Divisione di Medicina Interna


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Obiettivo. L’anemia postchirurgica è una condizione patologica frequente dovuta ad una ridotta produzione di eritropoietina, sia per fattori inerenti il paziente sia per lo stress operatorio di per sé e per le perdite ematiche. In questo lavoro è stato valutato il possibile ruolo dell’rh-EPO nella prevenzione e terapia dell’anemia postchirurgica, con particolare attenzione all’eventuale riduzione del fabbisogno trasfusionale.
Metodi. Lo studio è durato complessivamente un mese ed è stato eseguito in pazienti candidati ad interventi di chirurgia addominale ed ortopedica di elezione. Ciascun paziente è stato valutato con visita ed esami 15 giorni prima dell’intervento, quindi il giorno dell’intervento e nei giorni successivi fino al quinto giorno. I parametri considerati sono stati l’emocromo, lo stato del ricambio marziale, il numero di unità di sangue trasfuse e la qualità della vita. I pazienti sono stati suddivisi in 2 gruppi omogenei: uno è stato trattato con un regime standard, il secondo con EPO.
Risultati. I risultati ottenuti hanno evidenziato nel gruppo EPO un miglioramento dell’Hb e dell’Ht pre-intervento ed una minore caduta di tali parametri a 5 giorni, inoltre un minor numero di trasfusioni ed una migliore qualità della vita. Una risposta ematologica migliore si aveva nei pazienti di sesso maschile rispetto al sesso femminile. Il numero degli eventi avversi era uguale nei due gruppi.
Conclusioni. L’anemia postchirurgica rappresenta un problema clinico di rilievo in termini terapeutici e di spesa sanitaria. L’rh-EPO rappresenta una strategia terapeutica molto interessante nel trattamento di questa condizione in pazienti selezionati in quanto riduce il numero di trasfusioni e migliora la qualità della vita, riducendo anche i costi sociosanitari. Studi ulteriori su casistiche più ampie sono auspicabili al fine di definire la dose ottimale, lo schema di trattamento più idoneo e la validità dell’associazione con altri regimi terapeutici quali ad esempi quelli con altri fattori di crescita ematopoietici.

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