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MINERVA GASTROENTEROLOGICA E DIETOLOGICA

Rivista di Gastroenterologia, Nutrizione e Dietetica


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  EPATOCARCINOMA


Minerva Gastroenterologica e Dietologica 2012 March;58(1):65-79

Copyright © 2012 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

La terapia antivirale riduce il rischio di epatocarcinoma nei pazienti con epatite C cronica?

Michielsen P. 1, Ho E. 2, Francque S. 1

1 Division of Gastroenterology and Hepatology, University Hospital, Faculty of Medicine, University of Antwerp, Antwerp, Belgium; 2 Division of Laboratory Medicine, Antwerp University Hospital, Faculty of Medicine, University of Antwerp, Antwerp, Belgium


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L’infezione da virus dell’epatite C (HCV) coinvolge circa 200 milioni di persone al mondo e rappresenta una causa primaria di epatite cronica, cirrosi ed epatocarcinoma (hepatocellular carcinoma, HCC). Secondo le stime, il 25% dei casi di HCC nel mondo è legato al virus dell’epatite C, e l’HCV è la causa principale di HCC in Europa Occidentale, Nord America e Giappone. Il virus HCV può essere implicato nello sviluppo dell’HCC indirettamente attraverso l’induzione di un’infiammazione cronica, o direttamente attraverso proteine virali che attivano diverse vie di segnalazione. Nei pazienti con fibrosi epatica clinicamente significativa, vi è una diffusa convinzione che la terapia antivirale sia indicata per eliminare il virus. È largamente riconosciuto che la risposta virologica sostenuta (sustained virologic response, SVR), definita come negatività all’RNA dell’HCV a 24 settimane dalla sospensione del trattamento, sia associata alla risoluzione dell’epatopatia nei pazienti senza cirrosi. Negli ultimi decenni, il trattamento dell’epatite C cronica ha mostrato un sostanziale miglioramento dei risultati. L’attuale standard di cura consiste in una combinazione di interferone pegilato e ribavirina per 24-48 settimane, a seconda del genotipo. Nel prossimo futuro, questo standard di cura comprenderà anche antivirali ad azione diretta. Nel 2011 due inibitori della proteasi (boceprevir e telaprevir) sono stati registrati per uso in pazienti adulti con epatite C cronica di genotipo 1, e si è osservato un aumento dei tassi di SVR da livelli inferiori al 50% fino a circa il 70% nei pazienti trattati con una tripla combinazione. Per quanto riguarda il ruolo della terapia a base di interferone nella profilassi primaria, secondaria e terziaria dell’HCC in pazienti con epatite C cronica, le evidenze sono limitate poiché la maggior parte degli studi sono stati principalmente finalizzati a valutare l’effetto antivirale del trattamento e non l’impatto a lungo termine sul decorso naturale della malattia. Per valutare il rischio di HCC, saranno necessari altri studi prospettici sui più efficaci trattamenti emergenti dell’epatite C cronica.

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