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MINERVA GASTROENTEROLOGICA E DIETOLOGICA

Rivista di Gastroenterologia, Nutrizione e Dietetica


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REVIEW  


Minerva Gastroenterologica e Dietologica 2010 June;56(2):101-20

lingua: Italiano

Disordini funzionali intestinali: ottimizzare la gestione diagnostica e terapeutica nella pratica del medico di medicina generale

Caporaso N. 1, Morisco F. 2, Penagini R. 3

1 Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia Università di Napoli Federico II, Napoli, Italia;
2 Dipartimento di Scienza dell’Alimentazione, Università di Napoli Federico II, Napoli, Italia;
3 Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia 2, Fondazione IRCCS Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico e Università degli Studi di Milano, Milano, Italia


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Questo “Opinion Paper” sui disordini funzionali del tratto intestinale (DFI) è rivolto ai medici di medicina generale come strumento di aggiornamento e ausilio per un corretto rapporto medico-paziente. I DFI (sindrome dell’intestino irritabile o SII, gonfiore funzionale, stipsi funzionale, diarrea funzionale) sono caratterizzati da sintomi aspecifici riferiti al tratto gastroenterico medio e/o inferiore, presenti da almeno 6 mesi e recidivanti almeno 3 giorni ogni mese nei 3 mesi precedenti in assenza di cause organiche. Nella patogenesi dei DFI sono implicati i disturbi della motilità, l’ipersensibilità viscerale, i processi infiammatori/immunitari e possibili fattori psico-sociali, genetici e ambientali. Le alterazioni della flora intestinale sembrano essere particolarmente importanti: di conseguenza, sono utili gli interventi per ristabilire il corretto equilibrio della flora. I “Criteri di Roma III”, anche se criticati per l’eccessiva suddivisione nosologica dei DFI, sono validati e restano il migliore ausilio disponibile nell’iter diagnostico e nelle scelte terapeutiche. Fondamentale per l’iter diagnostico è l’anamnesi (epoca di comparsa dei sintomi, persistenza, evoluzione, alternanza, associazioni); può anche essere utile un diario giornaliero (sintomi, attività quotidiane, cibi assunti). I DFI tendono a persistere nel tempo, diminuiscono la qualità di vita e conducono a un uso sproporzionato di risorse economiche. Tuttavia, i DFI non si associano a patologie pericolose, né ad aumenti di mortalità: sarà impegno importante del MMG rassicurare su questo il paziente e orientarsi verso una stringente appropriatezza prescrittiva negli esami diagnostici di primo livello.

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