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Minerva Gastroenterologica e Dietologica 2009 Giugno;55(2):145-57

 

    REVIEW

Epatite cronica C nell’età adulta avanzata e negli anziani

Gattoni A. 1, Parlato A. 1, Vangieri B. 1, Bresciani M. 2, Petraccaro M. 3

1 Department of Clinical and Experimental Medicine “F. Magrassi”
II University of Naples School of Medicine, Naples, Italy
2 CNR-Institute of Neurobiology and Molecular Medicine ARTOV, Rome, Italy
3 Divisione Pharma Alfa Wassermann Regional AFFAIRS Product Specialists, Bologna, Italy

Il processo di invecchiamento comporta un complesso rimodellamento del sistema immunitario. Mentre le risposte immunitarie adattative presentano una progressiva alterazione con l’età, le risposte immunitarie innate tendono a migliorare con essa. Nei soggetti anziani, sono state osservate basse conte di cellule T CD3+, CD4+ e CD8. Anche i linfociti B tendono a diminuire. Tuttavia, è stato osservato un incremento delle cellule NK e dei linfociti T effettori (CD28- CD8). I linfociti T effettori sono caratterizzati da: 1) espressione di marker di citotossicità; 2) elevati livelli di attività NK; 3) espressione degli stessi recettori inibitori delle cellule NK; 4) nessuna produzione citochinica. Per la citotossicità mediata dai linfociti T effettori nei confronti delle cellule infettate da virus, è necessaria l’esposizione di epitopi virali sulla superficie di membrana senza che vi sia espressione di molecole MHC di classe I, come dimostrato per le cellule NK. Infatti, l’infezione cronica con parassiti intracellulari è in grado di inibire l’espressione MHC di classe I sulla superficie cellulare. Nei pazienti anziani con epatite C cronica, gli epatociti infetti esprimono una varietà di antigeni virali del virus HCV, riflettendo la latenza o l’attività di replicazione, in concomitanza con un espressione bassa o assente di molecole MHC di classe I. Questo favorisce l’eliminazione degli epatociti infettati da parte delle cellule NK e dei linfociti T effettori. È stata osservata una correlazione negativa fra l’outcome dell’epatite e l’età dei pazienti. Le biopsie epatiche ottenute nei pazienti anziani presentano generalmente un’epatite cronica attiva o un quadro di cirrosi, che sono meno comunemente osservate nei pazienti giovani o nei giovani adulti. Un’eccessiva produzione di citochine pro-infiammatorie quali TNF-a, IL-1 e IL-6 è responsabile per l’aumentata immunoflogosi e per un più esteso danneggiamento del parenchima epatico. Poiché l’interferone-a si è dimostrato in grado di up-regolare l’espressione di molecole MHC di classe I negli epatociti infettati, esso potrebbe risultare utile come strumento di inibizione della citotossicità causata da cellule NK e linfociti T effettori. Pertanto, esiste un razionale per raccomandare la somministrazione di interferone-a nei pazienti con epatite C, specialmente nei pazienti anziani. Il nostro obiettivo è pertanto quello di stimolare la ricerca riguardante l’uso dell’interferone-a nei pazienti anziani con epatite C.

lingua: Inglese


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