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MINERVA GASTROENTEROLOGICA E DIETOLOGICA

Rivista di Gastroenterologia, Nutrizione e Dietetica


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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Gastroenterologica e Dietologica 2008 Settembre;54(3):239-42

lingua: Inglese

Uso di corticosteroidi, immunomodulatori, e infliximab nei servizi di Day Hospital dei Centri di Eccellenza di Gastro-Epatologia

Actis G. C., Pellicano R., Bugianesi E., Lagget M., Rizzetto M.

Department of Gastro-Hepatology, Molinette Hospital, Turin, Italy


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Obiettivo. I servizi di Day Hospital dei Centri di Eccellenza di Gastro-Epatologia reclutano pazienti con patologie specialistiche maggiormente severe. Attualmente, non é chiaro quale sia la domanda di farmaci immunomodulatori in queste strutture.
Metodi. Sono state riviste le cartelle cliniche di 1 012 pazienti ammessi consecutivamente nel Day Hospital di Gastro-Epatologia. Di questa coorte, 975 sono stati ammessi per diverse ragioni (biopsie epatiche percutanee, paracentesi di liquido ascitico, trattamento di lesioni focali epatiche, esami endoscopici con trattamento specifico). I dati dei rimanenti 37 pazienti sono stati elaborati.
Risultati. Di questi ultimi, 31 (83%) erano affetti da rettocolite ulcerosa (UC) o morbo di Crohn (CD) (rispettivamente 17 e 14) e 6 da epatite autoimmune (AIH) tipo 1. Dei 14 pazienti con UC, non operati, 12 assumevano azatioprina (AZA) e 2 infliximab (IFX). Tra i pazienti con CD, la maggioranza assumeva AZA (N=6) o IFX (N=6). Dei pazienti con AIH, 5 erano trattati con AZA e 2 anche con ciclosporina. Complessivamente, corticosteroidi (32%) e IFX (21%) erano primi e secondo tra i farmaci impiegati per l’induzione, e l’AZA era prima (62%) tra le opzioni impiegate per il mantenimento. Dei 4 pazienti con CD sotto terapia con IFX, 2 passavano a trattamento con leucocitoaferesi per incompleta risposta, il terzo sviluppava una complicanza trombotica e l’ultimo otteneva la remissione della malattia dopo 12 mesi. Dei 2 casi di UC, uno falliva rapidamente la risposta ed era sottoposto a colectomia, l’altro mantiene un grado moderato di malattia mediante iniezioni ogni 8 settimane.
Conclusioni. Nonostante le precauzioni imposte dall’esiguità del campione, questa analisi conferma che le opzioni potenzialmente disponibili per le malattie infiammatorie intestinali sono difficili da posizionare correttamente nell’algoritmo terapeutico.

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