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MINERVA GASTROENTEROLOGICA E DIETOLOGICA

Rivista di Gastroenterologia, Nutrizione e Dietetica


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Minerva Gastroenterologica e Dietologica 2007 December;53(4):351-73

lingua: Inglese

Dai polipi al carcinoma del colon: fisiopatologia, presentazione clinica, screening e terapia endoscopica

Cappell M. S.

Division of Gastroenterology William Beaumont Hospital, Royal Oak, MI, USA


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Il
carcinoma del colon è la neoplasia non dermatologica più frequente in
Italia e in Europa, con circa 250 000 casi/anno in Europa, la metà dei
quali vanno incontro a morte. Ad oggi è possibile un’efficace
prevenzione del cancro del colon mediante programmi di screening di
massa finalizzati al trattamento delle lesioni polipose
preneoplastiche. L’ancora elevata incidenza e mortalità sono
giustificate da un’inefficace applicazione dei protocolli di screening,
dovuta alle paure dei pazienti nei confronti dei test di screening,
alla scarsa prescrizione da parte dei medici e ai costi delle indagini.
Il cancro del colon insorge principalmente su lesioni adenomatose
polipose del colon, ma può occasionalmente insorgere anche su un
adenoma sessile. La mutazione del gene APC è lo step molecolare chiave
nella genesi dell’adenoma. La mutazione di un gene del “mismatch
repair” è una via alternativa meno frequentemente coinvolta. La
progressione da adenoma a cancro è un processo multistep che comprende:
la mutazione dei geni DCC, k-ras e p53; la perdita dell’eterozigosi,
per cui le cellule perdono una copia allelica di alcuni geni per
perdita cromosomica; la metilazione del DNA, che può bloccare
l’espressione genica. Numerosi fattori ambientali possono aumentare il
rischio di sviluppo di cancro del colon, verosimilmente andando ad
agire sulle suddette vie molecolari. Mentre il cancro del colon in
stadio avanzato non più curabile e provoca spesso sintomi clinici, i
polipi adenomatosi preneoplastici e il cancro in stadio precoce, ancora
facilmente curabile, sono generalmente asintomatici. Ciò spiega la
difficoltà a riconoscere l’adenoma e il cancro in fase precoce in base
alla presentazione clinica e giustifica lo screening di pazienti
asintomatici oltre i 50 anni d’età, per la diagnosi precoce e la
prevenzione del cancro del colon. La colonscopia è il principale test
di screening: tutti i polipi riconosciuti durante l’esame vengono
rimossi mediante polipectomia endoscopica. Per i polipi non cancerosi
infiltranti in profondità è necessaria una resezione endoscopica della
mucosa. La colonscopia deve essere ripetuta ogni 10 anni se la
precedente colonscopia non ha riscontrato lesioni, a intervalli più
ravvicinati se vi sono polipi adenomatosi, per via del più alto rischio
di recidiva delle lesioni e di cancro del colon. Il protocollo di
screening che prevede la ripetizione di una sigmoidoscopia con
endoscopio flessibile a intervalli di pochi anni, associata alla
ricerca annuale del sangue occulto fecale, ha una sensibilità
significativamente inferiore. L’uso della colonscopia virtuale a scopo
di screening è discusso e mancano risultati definitivi in proposito. La
tomografia computerizzata è impiegata di routine nella ricerca
preoperatoria di metastasi da cancro del colon, mentre si sta
diffondendo l’uso dell’ecoendoscopia per la stadiazione locoregionale
del cancro del retto. La ricerca di marcatori genetici nelle feci e
l’endoscopia con videocapsula sono metodiche di screening promettenti,
ma ancora sperimentali.

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