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MINERVA GASTROENTEROLOGICA E DIETOLOGICA

Rivista di Gastroenterologia, Nutrizione e Dietetica


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Minerva Gastroenterologica e Dietologica 2007 Marzo;53(1):43-78

lingua: Inglese

Nuovi concetti nella diagnosi, la patogenesi e la terapia dell’epatite autoimmune

Czaja A. J.

Division of Gastroenterology and Hepatology Mayo Clinic College of Medicine Rochester, MN, USA


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I criteri diagnostici dell’epatite autoimmune sono stati codificati e la solidità della diagnosi può essere quantificata con un sistema a punteggio. La presenza di necrosi centrolobulare (zona 3) indica una patologia acuta e sono riconosciute presentazioni acute severe e fulminanti di epatite autoimmune. L’assenza di sintomi alla presentazione può indicare alcuni pazienti che non richiedono una terapia, ma le decisioni terapeutiche devono essere basate sull’attività della malattia e non sui sintomi, specialmente perché il 26-70% dei pazienti asintomatici diviene successivamente sintomatico. I pazienti più anziani hanno una patologia più grave al momento della presentazione, ma rispondono bene al trattamento. Gli anticorpi diretti contro antigeni epatici/pancreatici, il recettore dell’asialoglicoproteina, l’actina e il citosol epatico di tipo 1 presentano un valore prognostico. Il mimetismo antigenico fra antigeni virali e antigeni self costituisce verosimilmente la base per la risposta autoimmunitaria. Alleli di suscettibilità ottimizzano la presentazione antigenica. Diversi polimorfismi influenzano l’attivazione immunologica, le azioni controregolatorie nel milieu citochinico e le vie della morte apoptotica di epatociti e cellule immunitarie. Perturbazioni delle sottopopolazioni linfocitarie T-regolatorie e T natural killer alterano l’omeostasi immunologica. Nuove opportunità terapeutiche sono fornite da ciclosporina, micofenolato mofetil e budesonide. Sono inoltre fattibili altri interventi molecolari su pathway patogenetiche, specialmente nel contesto della rete citochinica. Un requisito fondamentale per questi progressi è rappresentato dall’acquisizione di modelli animali affidabili e rappresentativi della patologia umana, oltre che da una rete di ricercatori clinici fra loro collaboranti.

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