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MINERVA GASTROENTEROLOGICA E DIETOLOGICA

Rivista di Gastroenterologia, Nutrizione e Dietetica


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REVIEW  AN UPDATE ON HEPATITIS B VIRUS INFECTION


Minerva Gastroenterologica e Dietologica 2006 March;52(1):39-45

lingua: Inglese

Anti-viral prophylaxis in inactive hepatitis B virus carriers with hemato-oncological malignancies who receive chemotherapy

Idilman R.

Department of Gastroenterology Ankara University School of Medicine Ankara, Turkey


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L’epatite correlata alla riattivazione del virus dell’epatite B rappresenta un grave causa di morbilità epato-correlata e di mortalità nei portatori di virus dell’epatite B silente con tumori ematologici in trattamento chemio-immunosoppressivo. Essa avviene nel 14-50% di tali soggetti e i tassi di mortalità variano dal 3,7 al 60%. Gli obiettivi di questa revisione sono stati: 1) valutare l’effetto della profilassi con lamivudina nei portatori di virus dell’epatite B silente con tumori ematologici in trattamento chemio-immunosoppressivo e, 2) valutare la sicurezza e la durata dell’efficacia della lamivudina in tali soggetti. I dati attualmente disponibili suggeriscono che tutti i soggetti con tumori onco-ematologici dovrebbero essere sottoposti a screening per i virus epatotropi. La profilassi con lamivudina nei portatori di virus dell’epatite B silente con tumori ematologici in trattamento chemio-immunosoppressivo previene la riattivazione del virus dell’epatite B indotta da tale tipo di terapia La lamivudina previene anche l’interruzione del trattamento chemio-immunosoppressivo a seguito della riattivazione del virus dell’epatite B. La lamivudina è sicura e ben tollerata in tali soggetti. Non è ancora stato deciso un protocollo ideale per la profilassi con lamivudina per la prevenzione della riattivazione del virus dell’epatite B. Tuttavia, sembrerebbe prudente iniziare la somministrazione di lamivudina in concomitanza con l’inizio della terapia chemio-immunosoppressiva e di continuarne la somministrazione durante tutta la sua durata e di continuare con la lamivudina per uno o possibilmente due anni dopo la sospensione della terapia chemio-immunosoppressiva.

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