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MINERVA GASTROENTEROLOGICA E DIETOLOGICA

Rivista di Gastroenterologia, Nutrizione e Dietetica


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CASI CLINICI  


Minerva Gastroenterologica e Dietologica 2004 December;50(4):339-50

Copyright © 2004 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Intrahepatic cholestatic jaundice related to administration of ranitidine. A case report with histologic and ultramicroscopic study

Varriale M., Salvio A., Giannattasio F., d'Errico T., Montone L., Borgia F., Gentile I., Reynaud L., Borgia G., Rossiello R., Visconti M.


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La ranitidina può causare danno epatico di vario grado: da un transitorio aumento delle transaminasi, ogni 100-1 000 pazienti trattati, a un¹epatite colestatica, in meno di 1/100 000 casi. Altri farmaci anti-H2 sono più tossici: sono stati segnalati 11 casi di epatite tossica, come reazione avversa, dopo un anno di trattamento con ebrotidina.
Un paziente di razza caucasica di 75 anni, con storia clinica di cardiopatia ischemica, ha iniziato ad assumere, per 8 giorni, ranitidina per os per una epigastralgia. Non ha assunto altri farmaci, al di fuori di quelli abitualmente impiegati da lungo tempo per la cardiopatia. Dopo 48 h dalla sospensione della ranitidina ha notato ipercromia urinaria, ipocolia fecale e ittero cutaneo. Al ricovero in ospedale, 10 giorni più tardi, all¹esame obiettivo erano rilevabili un franco ittero della cute e delle sclere, escoriazioni da grattamento e una modica epatomegalia. Nel corso del ricovero la bilirubina totale ha raggiunto un valore massimo di 381,33 mmol/l (v.n. 5,1­17,1) riducendosi progressivamente fino a ritornare, dopo la dimissione, a valori normali entro 3 mesi. Allo stato attuale, dopo circa 12 mesi, non ha alcun segno clinico e di laboratorio di malattia epatica. L¹esame ecografico ha escluso anomalie delle vie biliari o le più frequenti cause di danno epatico. La biopsia epatica ha confermato la ranitidina come la più probabile causa di tossicità epatica; la microscopia ottica e la microscopia elettronica hanno evidenziato anomalie tipiche del danno epatico da farmaci.
Viene descritto un raro caso di ittero colestatico intraepatico da ranitidina, farmaco largamente utilizzato nella pratica clinica. Per la diagnosi sarebbe stato necessario un rechallange test, eticamente inaccettabile.

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