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MINERVA GASTROENTEROLOGICA E DIETOLOGICA

Rivista di Gastroenterologia, Nutrizione e Dietetica


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Minerva Gastroenterologica e Dietologica 2004 December;50(4):317-24

Copyright © 2004 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Utilità dell’intervento dietetico nella sclerosi multipla

Agnello E., Palmo A.


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Il coinvolgimento dei fattori nutrizionali nell¹eziopatogenesi della sclerosi multipla è attualmente argomento di studio. Nonostante il gran numero di dati presenti in letteratura, il possibile ruolo eziologico o protettivo dei nutrienti verso la malattia rimane discusso.
I dati epidemiologici suggeriscono un¹associazione tra sclerosi multipla e nutrizione; le popolazioni che consumano una maggiore quantità di cibi di origine animale (carni p<0,0001 e latticini p<0,01) sembrano essere maggiormente colpite. È stato ipotizzato un ruolo degli acidi grassi saturi nell¹eziopatogenesi del danno mielinico.
Studi caso-controllo hanno identificato alcuni alimenti che agirebbero come fattori di rischio e altri come protettivi nell¹insorgenza della malattia. Alcuni studi caso-controllo evidenzierebbero una relazione temporo-causale tra l¹assunzione di calorie totali (O.R. 2,03) e di grassi saturi (O.R. 1,88) e l¹incidenza di sclerosi multipla; altri studi prospettici non hanno confermato questa ipotesi, negando l¹effetto protettivo di una dieta ricca in vitamine antiossidanti e in acidi grassi poliinsaturi.
Gli studi di intervento sono discordanti rispetto agli effetti di una supplementazione con acidi grassi poliinsaturi sull¹evoluzione della malattia.
Nei pazienti con forma cronica progressiva di malattia, gli acidi grassi poliinsaturi non hanno mostrato alcun effetto sulla progressione delle lesioni invalidanti.
Interventi su pazienti affetti da forma acuta-remittente hanno mostrato un effetto significativo del trattamento con acidi grassi poliinsaturi nel rallentare la progressione delle lesioni solo nei casi con iniziale grado lieve o assente di disabilità (p=0,001). Sembrano tuttavia confermare l¹ipotesi di un¹associazione tra gravità della malattia e consumo di grassi saturi (p<0,05) e mostrano un trend di miglioramento nei pazienti trattati con acidi grassi poliinsaturi, seppure i dati non raggiungano la significatività statistica.

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