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MINERVA GASTROENTEROLOGICA E DIETOLOGICA

Rivista di Gastroenterologia, Nutrizione e Dietetica


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Minerva Gastroenterologica e Dietologica 2003 March;49(1):31-40

Copyright © 2003 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Oddi's sphincter dysfunction

Niiyama H., Kalloo A. N.


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Negli ultimi dieci anni è giunta a conclusione la controversia riguardante la disfunzione dello sfintere di Oddi (SOD) quale entità clinica a sé stante. Il primo problema che si pone di fronte al clinico che assiste pazienti con una sospetta SOD è quello di diagnosticare e trattare in maniera efficace e sicura questi pazienti. La manometria dello sfintere di Oddi (SO) continua a rappresentare il metodo migliore per porre diagnosi di SOD. Sono stati messi a punto diversi test di screening da utilizzare nei pazienti che lamentano un dolore di origine pancreatico-biliare in quanto la SOD è gravata da rilevanti complicazioni. L'ecografia è utile nello screening delle affezioni pancreatico-biliari di tipo organico, ma non in quelle di tipo funzionale. La colangio-pancreatografia in risonanza magnetica è una tecnica sicura e non invasiva che viene usata per studiare le anomalie dei dotti pancreatico-biliari, ma è di impiego limitato nei pazienti con sospetta SOD. Da parte sua, la scintigrafia epatobiliare quantitativa sembra costituire un metodo promettente per l'identificazione dei pazienti con affezioni biliari tipo SOD e dovrebbe essere impiegata prima di ricorrere alle indagini di tipo invasivo. Nei pazienti con una SOD di tipo III, l'ERCP andrebbe associata allo studio manometrico di entrambi gli apparati sfinterici, biliare e pancreatico, dal momento che spesso concomita una disfunzione dei due sfinteri. La manometria dello SO rappresenta attualmente il metodo più efficace e preciso per valutare la presenza di una disfunzione sfinterica e per prevedere i risultati della tecnica di ablazione dello sfintere nei pazienti con SOD di tipo II e III, indipendentemente dalla presenza di una disfunzione pancreatica o biliare. Nei pazienti con SOD di origine pancreatica, la sola sfinterotomia biliare può rivelarsi inadeguata a trattare alcuni dei portatori di una disfunzione di tipo II. Il trattamento conservativo della SOD con miorilassanti attivi sulle fibre muscolari lisce ha portato a risultati deludenti, mentre l'intervento chirurgico può rivelarsi utile in un numero limitato di casi dopo fallimento della terapia endoscopica. L'iniezione intrasfinterica di tossina botulinica, eseguita per via endoscopica, si è dimostrata efficace nei pazienti portatori di SOD e gravata da minimi rischi, ma la sua durata nel tempo è limitata. La tecnica può tuttavia risultare utile sul piano diagnostico, in quanto consente di identificare i pazienti che possono meglio rispondere alla sfinterotomia endoscopica.

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