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MINERVA GASTROENTEROLOGICA E DIETOLOGICA

Rivista di Gastroenterologia, Nutrizione e Dietetica


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Minerva Gastroenterologica e Dietologica 2002 June;48(2):63-72

lingua: Inglese

Endoscopic surveillance in Barrett's esophagus

Lunedei V., Bazzoli F., Pozzato P., De Luca L., Zagari R. M., Fossi S., Ricciardiello L., Maltoni S., Roda E.


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L'esofago di Barrett (EB) è oggi considerato una complicanza della MRGE e rappresenta una lesione premaligna dell'adenocarcinoma dell'esofago e della giunzione esofago-gastrica
Negli ultimi due decenni si è assistito ad un aumento dell'incidenza dell'adenocarcinoma dell'esofago e pertanto maggiore attenzione è stata posta sul ruolo dell'esofago di Barrett.
Secondo le linee guida dell'American College of Gastroenterology, l'esofago di Barrett consiste in un cambiamento dell'epitelio esofageo che viene riscontrato nella porzione distale dell'esofago durante l'esame endoscopico e che l'esame istologico conferma come sede di metaplasia intestinale (epitelio colonnare specializzato).
È stato supposto che: 1) l'esofago di Barrett influenzi sfavorevolmente la sopravvivenza; 2) la sorveglianza endoscopica possa individuare con una certa attendibilità una neoplasia in stadio precoce e quindi suscettibile di resezione chirurgica (esofagectomia). Queste supposizioni rimangono controverse.
Inoltre il rischio annuale di sviluppare un adenocarcinoma in caso di EB si aggira intorno allo 0,2-2%. Questa bassa incidenza e la scarsa chiarezza delle sopraddette supposizioni sembrerebbero giustificare un approccio di non sorveglianza dell'EB. Le associazioni gastroenterologiche e i consensus meetings sono comunque concordi nel considerare la sorveglianza endoscopica dell'EB «ragionevole e desiderabile».
Lo scopo primario della sorveglianza endoscopica consiste nel cercare foci di displasia nel contesto dell'EB, individuando così i pazienti ad alto rischio di progressione neoplastica.
Non certe sono le conoscenze sulla storia naturale della displasia: questo rappresenta un limite nel suo utilizzo come determinante della strategia di sorveglianza. Il follow-up endoscopico è stato definito quindi in base ai dati sull'incidenza annuale dell'adenocarcinoma esofageo. Le stime attuali sull'incidenza annuale dell'ADC rimangono imprecise. Secondo le linee guida dell'American College of Gastroenterology: a) i pazienti senza aree displastiche nell'ambito di un EB vengono sottoposti a controllo endoscopico ogni 2-3 anni; b) i soggetti che presentano foci di LGD vengono sottoposti a un primo controllo a 6 mesi e poi, se il grado di displasia viene nel corso della valutazione istologica riconfermato come basso, i controlli diventano annuali; c) i pazienti con HGD, dopo la conferma di un secondo anatomopatologo possono essere sottoposti a controlli ogni 3-6 mesi oppure subire una resezione chirurgica (esofagectomia). In ogni caso sono previste biopsie nei 4 quadranti ogni 2 cm per le valutazioni istologiche standard; inoltre ogni lesione macroscopica deve essere biopsiata. Soggetti con MRGE vengono sottoposti a terapia per 2 mesi con inibitori di pompa protonica (PPI), con lo scopo di definire con maggior precisione le aree dove la diagnosi di displasia è incerta. È stato dimostrato infatti che in alcuni casi aree di LGD tornano alla normalità dopo terapia con PPI.
Nuovi dati sulla storia naturale della displasia forniti dagli studi sui markers biochimici e sulla citometria a flusso, nuove tecniche endoscopiche per l'identificazione di aree displastiche (cromoendoscopia, endosonografia, optical coherence tomography, e fluorescence endoscopy) e il miglioramento delle tecniche ablative sperimentali alternative alla chirurgia, porteranno probabilmente cambiamenti e revisioni degli attuali protocolli.
Al momento il riscontro istologico di displasia nel contesto di un esofago di Barrett, rimane il principale marker sul quale si focalizza la sorveglianza endoscopica.

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